Incontri aprile-giugno

https://www.oasiscenter.eu/it/dialogo-islamo-cristiano-mar-musa-dopo-scomparsa-di-dall-oglio

https://www.oasiscenter.eu/it/isis-sconfitto-in-iraq-ritorno-dei-cristiani

https://www.oasiscenter.eu/it/800-anni-dopo-incontro-tra-san-francesco-e-il-sultano

 

sabato 13 aprile

CAMMINO DELLE PALME

19-23 giugno

XI CAMMINO DEL TAGLIAMENTO

E DELLE VIE DI ALLEMAGNA

in preparazione convegno

il cammino di San Francesco

in Terra Santa 800 anni fa

una serie di incontri su san Francesco, a 800 anni dal suo viaggio in Terra Santa. I frutti cospicui del suo incontro con Al Kamil nel 1219 ca.. Analogia con il viaggio di Papa Francesco in Vicino Oriente 2019.

Si parlerà della Custodia francescana di Terra Santa e dell’antico ospitale francescano di Gaza che accoglieva i pellegrini che passavano in Friuli, lungo l’Adriatico giungevano ad Alessandria, sulla Via Maris a Gaza, e a Gerusalemme. Cercheremo notizie sulle altre tracce cristiane in zona, la chiesa di san Porfirio a Gaza che ancora è attiva e durante i dieci anni di bombardamenti israeliani sulla popolazione, accoglie numerose famiglie del quartiere che lì si rifugiano. Cercheremo notizie anche del Monastero di Sant’Ilarione di Gaza di cui esistono ancora bellissimi

mosaici a tell Umm Ammer a sud di Gaza. Sant’Ilarione, allievo di Sant’Antonio Abate, dopo aver fondato lì il primo monasterium, risalì l Mediterraneo e l’Adriatico, l’Illiria e la Dalmazia fino quasi ad Aquileia

percorse le nostre vie all’inizio del IV sec….Di lui parlò San Gerolamo e Sozomeno che fu agiografo pure di San Martino di Savaria.

Ci piacerebbe sapere cosa sa Eugenio Alliata di questi temi e Franco Cardini…

Work in progress.

 

*****

siamo alle prese ancora:

In zona via Maris tra Oriente e Occidente su

Dionisio: Il Sacro visita l’uomo e viene da Oriente

*****

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Incontri Marzo-Giugno

in attesa di Padre Paolo Dall’Oglio

*****

Giovedì 14 marzo Convegno a Casarsa con Angelo Floramo

ore 20.45 a Palazzo Burovich a Casarsa della Delizia

*****

Sabato 16 marzo Cammino a Piedi sulla Romea Strata

da Valvasone a Casarsa a San Vito Al Tagliamento

partenza alle 14.30 da Piazza Castello a Valvasone

 

vedi inviti:

IMG-20190310-WA0000.jpg

sabato 13 aprile 

CAMMINO DELLE PALME

 

19-23 giugno 

XI CAMMINO DEL TAGLIAMENTO

E DELLE VIE DI ALLEMAGNA

 

in preparazione convegno

il cammino di San Francesco

in Terra Santa 800 anni fa

una serie di incontri su san Francesco, a 800  anni dal suo viaggio in Terra Santa. I frutti cospicui del suo incontro con Al Kamil nel 1219 ca.. Analogia con il viaggio di Papa Francesco in Vicino Oriente 2019.
Si parlerà della Custodia francescana di Terra Santa e dell’antico ospitale francescano di Gaza che accoglieva i pellegrini che passavano in Friuli, lungo l’Adriatico giungevano ad Alessandria, sulla Via Maris a Gaza, e a Gerusalemme. Cercheremo notizie sulle altre tracce cristiane in zona, la chiesa di san Porfirio a Gaza che ancora è attiva e durante i dieci anni di  bombardamenti israeliani sulla popolazione, accoglie numerose famiglie del quartiere che lì si rifugiano. Cercheremo notizie anche del Monastero di Sant’Ilarione di Gaza di cui esistono ancora bellissimi
mosaici a tell Umm Ammer a sud di Gaza. Sant’Ilarione, allievo di Sant’Antonio Abate, dopo aver fondato lì il primo monasterium, risalì l Mediterraneo e l’Adriatico, l’Illiria e la Dalmazia fino quasi ad Aquileia
percorse le nostre vie all’inizio del IV sec….Di lui parlò San Gerolamo e Sozomeno che fu agiografo pure di San Martino di Savaria.
Ci piacerebbe sapere cosa sa Eugenio Alliata di questi temi e Franco Cardini…
Work in progress.

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siamo alle prese ancora:

In zona via Maris tra Oriente e Occidente su

Dionisio: Il Sacro visita l’uomo e viene da Oriente

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Trasparenza sui contributi pubblici

Secondo la legge numero 124 del 4 agosto 2017 (art. 1 commi 125-129) si elencano i contributi pubblici ricevuti nel 2018:

ASSOCIAZIONE “AMICI DELL’HOSPITALE c.f. 94124240303

1) Regione FVG

€ 3.000,00

08.05.2018

Saldo per divulgazione materiale informativo

2) Regione FVG

€ 256,00

20.07.2018

Rimborso assicurazione volontari

3) Regione FVG

€ 1.300,00

05.10.2018

Acquisto impianto audio

4) Comunità Collinare

€ 3.900,00

25.10.2018

Mappatura Tracciati Cammini prevista nell’ambito del progetto WalkArt

Comunità Collinare

€ 6.000,00

25.10.2018

Liquidazione di spesa per conferenze e mappaturapercorso nell’ambito del progetto WalkArt  `

 

 

 

 

 

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Pellegrinaggio di Quaresima da Skrilje a Ozeljan

La Confraternita dei Pellegrini di Santiago della Valle del Vipacco invita al

VIII pellegrinaggio di Quaresima da Skrilje a Ozeljan

Sabato 16/03/2019

Programma di massima:

Alle 7 ritrovo presso la Villa Favetti a Skrilje, 24

Alle 7.30 S. Messa nella vicina chiesa

Alle 8.15 partenza

Il percorso attraverserà Kamnje, Vrtovin, la Torre acquifera Romana, San Paolo sopra Vrtovin, Tabor sopra Črniče, dove ci sarà un pasto caldo; ci sarà poi la visita alla caratteristica cappella dedicata a S. Lucia e quindi alla chiesa dedicata alla Madonna sopra Vitovlje; infine discesa attraverso Šmihel per arrivare a S. Giacomo a Ozeljan. 

La conclusione è prevista tra le 16 e le 17

Da Ozeljan è previsto il trasporto al luogo di partenza (prezzo del trasporto 3 euro).

Il pellegrinaggio viene fatto sotto la propria responsabilità e si svolgerà con qualsiasi tempo.

Per maggiori informazioni contattare Marjo Rovtar al numero sloveno 00386 (0)41 664 584.

Con chi viene dall’Italia potremmo organizzarci per trovarci direttamente a Ossegliano, diciamo verso le 6.30, lasciarci qualche macchina, e poi spostarci a Skrilje per la partenza. Sono a disposizione per parlarne (marco.bregant@gmail.com).

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Una fiaccolata per padre Dall’Oglio. 13 febbraio

https://it-it.facebook.com/Repubblica/videos/856023664745342/

 

http://www.articolo21.org/2019/02/una-fiaccolata-per-padre-dalloglio-roma-13-febbraio/

ALL’HOSPITALE DI SAN TOMASO DI MAJANO

Mercoledì 13 Febbraio ore 18.30  

La Fiaccolata per 

Padre Paolo Dall’Oglio

Incontro di preghiera, pensiero, attesa  

e un piccolo percorso con le fiaccole,

In contemporanea e in collegamento con Piazza dell’Esquilino a Roma 

e con altre associazioni italiane

L’associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio, sentiti i familiari del gesuita romano, promuove una fiaccolata per Paolo, gli ostaggi che sarebbero con lui e tutte le migliaia di siriani e anche stranieri sequestrati o arbitrariamente detenuti da anni in Siria. 

ecco il loro appello:

Accenderemo per loro una luce, simbolo proprio dei credenti come dei non credenti, per dire che noi non li dimentichiamo. Lo faremo alle 18,30 di mercoledì 13 febbraio a Piazza dell’Esquilino, davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, luogo scelto in segno di affetto e riconoscenza per la profonda fede del nostro amico Paolo, gesuita e monaco, fondatore della Comunità di Mar Musa. Lo facciamo ora che voci plausibili ma non confermate parlano di una sua ipotetica esistenza in vita; speriamo che quella luce ci aiuti a uscire dal buio in cui brancoliamo dal 29 luglio del 2013, lo stesso buio che avvolge chiunque abbia caro uno o una delle migliaia di siriane e siriani sprofondati in questo incubo. La disumanità di questa condizione ci ferisce ogni giorno di più. Non si tratta di chiedere qualcosa, ma di garantire a Paolo e a tutti gli altri un’ora di affetto, solidarietà, vicinanza. Le nostre luci resteranno accese davanti a Santa Maria Maggiore fino alle 20,00.

 Info: amicidellhospitale@gmail.com  hospitalesangiovanni.wordpress.com 3288213473

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Sulla via di Francesco, aspettando Paolo

Ottocento anni fa San Francesco salpava da Ancona alla volta della Terra Santa, a Damietta incontrò il sultano Al-Kamil, un incontro che ha dato frutti, pace per lunghi  secoli di dialogo e convivenza tra Cristianità e Islam. Quella Via è stata ripristinata, ripresa da padre paolo Dall’Oglio, anche da Concilio Vaticano II e ora da papa Francesco.

il Papa nel suo intervento: «Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro. Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture. È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace».

https://www.oasiscenter.eu/it/papa-francesco-negli-emirati-percorso-su-cui-scommettere

Ad Abu Dhabi il pontefice e l’imam di al-Azhar hanno firmato un importante documento. Perché è rilevante e quali sono le novità

Ultimo aggiornamento: 07/02/2019 14:54:30

Nel dialogo – diceva un esperto in materia come il domenicano egiziano Georges Anawati – ci vuole una «pazienza geologica». Negli ultimissimi anni, tuttavia, il cammino ha avuto un ritmo più sostenuto. Un ruolo rilevante l’ha giocato, suo malgrado, il jihadismo terrorista, che ha spinto leader e intellettuali musulmani a dissociarsi con maggior chiarezza dalla violenza perpetrata in nome di Dio. E un contributo decisivo è arrivato anche in questi giorni da Papa Francesco e dal Grande Imam dell’Azhar Ahmad al-Tayyeb.

 

Nel 2016, quando i due si erano incontrati dopo cinque anni di crisi diplomatica tra la moschea-università del Cairo e la Santa Sede, il Papa aveva dichiarato che proprio l’incontro era il messaggio. Tre anni più tardi questo messaggio si arricchisce del sorprendente “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato da Francesco e da al-Tayyeb ad Abu Dhabi davanti a una platea di rappresentanti religiosi di ogni fede e provenienza. Il testo, che indica «la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio», si situa nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II, come ha specificato il Papa durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dagli Emirati, invitando a un ulteriore avanzamento. Non mancano infatti gli elementi di novità, a partire dal metodo con cui la dichiarazione è stata prodotta. Lo ha sottolineato Adrien Candiard, uno dei frati domenicani che all’IDEO del Cairo portano avanti il lavoro avviato da Anawati:

il testo è scritto a quattro mani. È intriso di riferimenti alla fede cristiana e quella islamica; attinge alle due tradizioni. È insieme che questi due responsabili religiosi parlano di fraternità umana. È facile fare appello al dialogo quando si è da soli; ma qui sono due voci, e due voci potenti, che si esprimono insieme.

Oltre all’aspetto metodologico, il testo sfonda il quadro circoscritto dell’appartenenza alle religioni abramitiche, che caratterizzava anche i più recenti documenti di al-Azhar, proponendo un umanesimo fondato sulla dignità intrinseca di ogni essere umano, credente o non credente. A partire da questa prospettiva, il dialogo è chiamato a diventare lavoro comune in tanti ambiti cruciali del mondo contemporaneo.

 

C’era il rischio che l’incontro interreligioso si riducesse a una grande operazione di propaganda per gli Emirati, un Paese che ha fatto del soft power un asse strategico della sua politica estera, ma che allo stesso tempo è segnato da forti contraddizioni tra i principi declamati e la loro applicazione in politica interna ed estera. L’immagine degli emiri esce sicuramente rafforzata dalla visita, ma il Papa non ha taciuto alcuni nodi particolarmente problematici. Per esempio ha ribadito che la libertà religiosa «non si limita alla sola libertà di culto, ma vede nell’altro veramente un fratello, un figlio della mia stessa umanità che Dio lascia libero e che pertanto nessuna istituzione umana può forzare, nemmeno in nome suo». Inoltre, riferendosi nello specifico ad alcuni fronti – Yemen, Siria, Iraq e Libia – su cui è impegnata la “Piccola Sparta del Golfo” (così sono noti gli Emirati), ha affermato che la fratellanza umana esige il «dovere di bandire ogni sfumatura di approvazione dalla parola guerra».

 

Dopo l’entusiasmo per la riuscita dell’evento, inizia il tempo più impegnativo della ricezione. La dichiarazione firmata da Francesco e da al-Tayyeb chiede esplicitamente che il «documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi» e invita intellettuali, artisti e uomini di cultura a fare la loro parte.

 

Gli ostacoli non sono pochi, a partire dalle fratture interne al mondo sunnita, che durante il viaggio del Papa si sono manifestate nella forma di una nota critica dell’Unione mondiale degli Ulema musulmani e che attraversano anche la realtà dei musulmani europei. Inoltre, nonostante il prestigio della carica che ricopre, l’imam al-Tayyeb non dispone di una vera e propria autorità magisteriale. Il suo coinvolgimento politico nell’ascesa del generale al-Sisi e la sua presa di posizione a favore dell’isolamento del Qatarne fanno peraltro una figura divisiva, mentre la portata del suo sforzo di rinnovamento è dibattuta anche in patria.

 

Allargando lo sguardo non si può tuttavia non notare una significativa evoluzione: nel 1978, la moschea dell’Azhar aveva elaborato una Costituzione islamica pensata «per qualsiasi Paese che avesse voluto conformarsi alla sharī‘a islamica». Oggi invoca la cittadinanza paritaria tra cristiani e musulmani. Intanto la dichiarazione di Abu Dhabi è già stata rilanciata da Sawt al-Azhar, la rivista settimanale della moschea. Se questo impegno sarà confermato, anche altri soggetti potrebbero essere spinti a intraprendere la stessa strada. Non a caso, un membro di quell’Unione mondiale degli Ulema che ha contestato l’opportunità del viaggio papale ad Abu Dhabi, oggi ha invitato il pontefice ad aprire un “dialogo internazionale tra civiltà”.

 

Lo stesso Papa Francesco ha messo in conto reazioni negative anche all’interno del mondo cattolico: «se uno si sente male, io lo capisco, non è una cosa di tutti giorni…ma è un passo avanti», ha detto durante la conferenza stampa sul volo di ritorno.

 

Tuttavia, le ragioni per scommettere con convinzione sul percorso avviato ad Abu Dhabi sono solide e le ha indicate ancora una volta il Papa nel suo intervento: «Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro. Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture. È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace».

 

leggi anche:

https://www.oasiscenter.eu/it/stampa-araba-divisa-su-papa-francesco-ad-abu-dhabi

L’Occidente è Oriente, l’Oriente Occidente

Quando l’Occidente somigliava all’Oriente 

 

La scienza araba adottata dai greci. I fasti di Venezia L’Egitto di Marinetti. Così dialogavano le due culture

 

STEFANO MALATESTA Rep 7 11 2016
Qualche anno fa ho ricevuto dal mio amico Giovanni che vive a Bibbiena nel Casentino, uno strano plico, di cui stava facendo un difficile editing. Giovanni aveva lavorato per ventuno anni per Penguin Books, ma non riusciva a venirne a capo di quella massa di capitoli slegati e bozze cominciate e non finite che riguardavano un solo argomento. Il nome dell’incartamento era: “Quello che sembra occidentale ma che è in realtà orientale”. L’autore era uno studioso inglese di lingue orientali, e viveva ad Oxford dove andava sempre a scrivere la mattina all’Ashmolean Museum. Giovanni lo descriveva per metà come
topo da biblioteca e per l’altra metà come un eccentrico viaggiatore che conosceva tutti i posti raggiungibili e irraggiungibili del Medioriente e dell’Asia centrale. E diceva anche che assomigliava a Tolkien, come gusto letterario e storico. Questo eccentrico aveva una visione molto diversa dalla vulgata tradizionale che vedeva nelle crociate il momento decisivo per il sorpasso dell’Occidente rispetto all’Islam. I crociati erano stati sconfitti dalle truppe del grande comandante curdo Salah al-Din Yusuf ibn Ayyub conosciuto in Europa come “Saladino” e avevano dovuto lasciare la Palestina. Ma portavano con loro un bagaglio immenso di nozioni, conoscenze, tecnologie e innovazioni senza le quali non si sarebbero fondate le basi per il Rinascimento.
L’inglese non era d’accordo con questa ricostruzione e anticipava di sei secoli il passaggio del
know how dall’Oriente a Occidente. Dopo le invasioni barbariche in Europa erano rimasti solo i muri per piangere. La ricostruzione dell’Europa avvenne non per mano degli europei, ma dei siriani, dei bizantini, degli egiziani che avevano già nel V-VI secolo posato il loro sapere in Europa. Come poteva un popolo inseguito dagli Unni e che si era rifugiato nelle isole fangose dell’alto Adriatico costruire la città più bella che si sia mai vista, senza l’aiuto delle maestranze orientali, falegnami, carpentieri, ingegneri idraulici, maestri del vetro, dell’oreficeria, architetti bizantini?
Venezia non è stata una città occidentale che ha caratteristiche orientali, ma una città orientale nel pieno senso della parola, la più bella di tutte. Delle 1500 colonne che ornano la Basilica di San Marco non c’è ne è una che non provenga dall’Oriente. La pala d’oro che sta sull’altare, la quadriga di bronzo che domina la basilica, il Moro e centinaia di altre sculture sparse per la città sono parte del pagamento ai veneziani per aver trasportato i crociati con le loro navi fino a Bisanzio. Le cattedrali di Pisa e di Lucca sono state costruite tenendo a memoria la moschea degli Omayyadi di Damasco. E così la moschea di Santa Sofia di Istanbul disegnata da due architetti greci, è stata per sempre il modello di riferimento per le grandi costruzioni. In certi periodi l’arte e l’architettura musulmane hanno raggiunto il centro dell’Europa. Carlo Magno fece costruire ad Aquisgrana la cappella palatina sul modello del Tempio di Gerusalemme.
Tutte le conoscenze scientifiche dei greci passate agli ebrei e agli arabi, dopo il crollo della cultura classica, venivano dal Medioriente e non come si credeva dall’Europa. I vetri di Venezia non erano stati inventati da qualche artigiano di Murano della laguna veneta, ma provenivano dal mercato del Cairo. Quando le navi mercantili venete si avvicinavano al Levante abbassavano dal pennone l’insegna del leone di Venezia e issavano quella della luna crescente fertile; così potevano trasportare tutte le merci e l’unico pericolo erano le navi dei genovesi in agguato dietro i promontori.
La nascita della cavalleria, un’arma che dominò l’Europa fino all’arrivo dei fanti svizzeri con le picche, viene datata dal grande storico del Medioevo Duby intorno al 1100 durante la battaglia di Bouvines. In realtà sei secoli prima un’armata di cavalieri catafratti, ricoperti da capo a piedi di bronzo e che potevano caricare con la lancia in resta anche se il cavallo non aveva le staffe, avevano sconfitto due legioni romane guidate dagli imperatori che furono fatti prigionieri. La descrizione che ci dà il grande storico Ammiano Marcellino della battaglia è impressionante. I cavalieri apparvero all’alba illuminati da una luce livida che faceva riflettere il bronzo, terrorizzando i legionari, che non ressero alla carica nemica.
Tutte le culture mediterranee ed europee sono un groviglio inestricabile di Occidente e di Oriente, di sud e di nord, nelle quali è difficile risalire per li rami. Atene, nell’antica Grecia, era molto diversa da quella che ci ha fatto vedere Winckelmann, bianca e immacolata. La statua crisoelefantina di Zeus a Olimpia era colorata di rosso e il paese emanava un profumo orientale come una vera città del Levante. Gli dei dell’Olimpo erano trattati bonariamente come leggende tradizionali, vere o false non importava. Più immagini paternalistiche che veri e propri dei. Quando i Greci volevano conoscere il loro “ineluttabile fato” si infilavano nelle spaccature delle rocce o nelle grotte fumanti, abitate dalle maghe e dalle sibille che venivano dall’Oriente, con uno spiccato gusto per il mistero e per la violenza. E chi ha improntato l’arte della vera cultura greca non è Apollo, nonostante le migliaia di statue, ma Dioniso.
Così quello che sta succedendo in Medioriente non riguarda solo egiziani o siriani, ma interessa direttamente gli europei. All’epoca il Cairo era la più bella città del mondo, i musulmani si mischiavano con i cristiani e gli ebrei. Lì compresi la vera elegan- za del deserto. Quando andavo in Egitto mettevo in valigia due racchette Maxima incordate con il budello, come si usava, e la mattina dopo andavo a giocare a tennis nell’isola Abamelek in mezzo al Nilo. All’alba soffiava un vento profumato di aloe dal deserto e faceva ancora fresco e l’isola Abamelek era un posto incantato. La prima volta che ci ho messo piede avevo fatto attenzione a non essere troppo elegante per non mettere in imbarazzo l’allenatore di tennis. Quando arrivai, era vestito infinitamente molto meglio di me, con una maglia Lacoste, la prima che abbia mai visto, e portava i calzoni lunghi bianchi come una volta faceva il famoso giocatore Pancho Gonzales. Finita la partita mi precipitavo al Caffè Groppi dove facevano i migliori bignet alla crème chantilly e i migliori marron glacé che abbia mai assaggiato.
Ad Alessandria d’Egitto si potevano incontrare il padre del Futurismo Marinetti, Ungaretti, lo scrittore Forster, autore della migliore guida di Alessandria, e il grande Kavafis, che abitava su Rue Leptus, trasformata alla sua morte in un museo che racchiudeva i suoi scritti e le lettere inviate da T. S. Eliot.
So che non vedrò più questi posti, ma posso ricordarli. Sto mettendo mano ad una collana intitolata l’Oriente perduto. Saranno libri illustrati sull’Oriente: la storia dell’Impero ottomano di Leopold von Ranke, la Caduta di Costantinopoli di Steven Runciman, The blue Nile di Alan Moorehead, lo Smeraldo dei Garamanti del grande transahariano Théodore Monod. E ci sarà anche
Assassinio sul Nilo di Agatha Christie con Poirot che svela i misteri anglo-egiziani. E sarà un ritorno in patria.

 

 

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