21-22 Dicembre 2019: cammino Luce di Betlemme

clicca programma: Luce di Betlemme 2019

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14 dicembre 2019: Via Balcanica 2019, Passaggio in Bosnia

(Clicca)                bosnia 14-12-19

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Bosnia-Erzegovina-migranti-intrappolati-senza-via-d-uscita-198340

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Migranti-al-freddo-e-al-gelo-Condizioni-disumane-dentro-il-campo-profughi-di-Vucjak-in-Bosnia-8bf554e4-ac12-4442-834b-1e7bac322525.html#foto-14

ALL’HOSPITALE DI SAN GIOVANNI DI GERUSALEMME

A SAN TOMASO DI MAJANO (UD)

Incontro con

Bisera Krkic e Angelo Floramo

 

LA VIA BALCANICA 2019 – PASSAGGIO IN BOSNIA

Sabato 14 Dicembre 2019

 

Programma indicativo:
15.00 Apertura Hospitale visite guidate per famiglie e bambini
16.30 Ginetto e la via della Felicità / Cosmoteatro

(clicca) Cosmoteatro 14 12 2019 (1)

Spettacolo di burattini per bambini

17.45 La Via Balcanica 2019, Introduzione di Bisera Krki
18.00 Passaggio in Bosnia, conferenza di Angelo Floramo
Una cultura diversa in una terra vicina: ci collega la via
ascoltare il racconto di quella terra
19.00 Missioni umanitarie per il cammino sulla Via Balcanica

19.30 Cena mediorientale e balcanica condivisa a offerta libera

20.30 Cammini di speranza sulla rotta balcanica
volontari di OIA. L’impegno e le testimonianze, foto, filmati, racconti di
sofferenza e di umanità.

Si raccolgono aiuti umanitari. Chi lo desidera può donare scarponi o scarpe da cammino adatte al bosco anche usate n.39- 44, anche maglioni e giubbotti usati taglie L – M – S.

Info e prenotazioni gratuite:

https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/

amicidellhospitale@gmail.com   cell. 328 8213473

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Paolo Dall’Oglio 2019

Buon Compleanno caro Paolo

Chi può farlo abbia cura di te, ovunque tu sia

splendido operatore di pace e di relazione tra oriente e occidente

vero esperto di ponti

hai scoperto che l’Ineffabile è unico, Signore di tutta l’umanità

e lì lo hai cercato

e hai studiato e creato (o recuperato) i ponti per cercarlo,

nell’incontro.

 

 

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Festa San Martino a Rivalpo

Attenzione l’incontro a Rivalpo di Domenica 17 Novembre è rinviato per maltempo al 15 Dicembre stessa ora 

Manifesto_A3_SanMartino2019 Rivalpo (1)

Gli amici dell’Hospitale vi invitano alla

festa di San Martino 2019 in Carnia 

a Rivalpo presso la Chiesa di San Martino 

Domenica 15 Dicembre ore 17.15 

“IRAQ 2019 – Tra rinascita e minaccia”

Testimonianza di 

don Giorgio Scatto e Cristina Santinon

del monastero di Marango

Alle ore 16.45 possibilità di salita a piedi (15 min) dalla Canonica di Valle – Rivalpo. Al termine fiaccolata in discesa fino alla canonica (15 min.)
per un incontro conviviale.
info: amicidellhospitale@gmail.com  328823473

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IV CAMMINO DI SAN MARTINO

Nei giorni 8-9-10 Novembre si è svolto il IV Cammino di San Martino

ecco le foto (clicca)                  https://photos.app.goo.gl/bRQeBnX8fUjixewy9

e altre foto                                    https://photos.app.goo.gl/rETEyMYwNqNKNE889

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arrivo ad Aquileia

Il IV Cammino di San Martino

E’ terminato il quarto Cammino di San Martino 2019, ieri sera (10 Novembre) dopo esserci fermati con Giulio a Fiumicello siamo giunti in Basilica di Aquileia. 80 km sotto la pioggia battente, da Cividale a Mernico, a Smartno, al Sabotino, poi il sole a Nova Gorica, a Gorizia, a Savogna, San Martino del Carso, Doberdò, San Canzian d’Isonzo, a Fiumicello, fino ad Aquileia per vedere i mosaici teodoriani come li aveva visti Martino, appena finiti, nei primi anni ’20 del IV secolo.  Ma siamo giunti all’orario di chiusura, appena il tempo di affacciarci all’interno.  Abbiamo guardato i mosaici con occhi avidi, forse come mai prima, le porte si stavano chiudendo e tutti che dicevano Dai dai la preghiera…! come se avessimo avuto pochi secondi per salvarci tutti insieme e poi finalmente abbiamo cominciato quella preghiera, l’unica che Martino conosceva perché le altre non erano ancora mai state pronunciate a quel tempo. E quando l’abbiamo iniziata non c’era più ansia ma eravamo come in una barca sicura a quel punto le porte potevano anche chiudersi.

Il cammino di San Martino non ha una meta geografica, questo lo abbiamo compreso. Men che meno è una rievocazione ma è cammino di ogni giorno, cammino di vita, che vive dell’istante, del presente… devi lasciare che possa sorprenderti, con l’incontro inaspettato o mentre sei distratto e sei assalito da un’improvvisa voglia di cercare o di cogliere quello che passa in quell’istante anche se non si vede niente... E’ un  cammino di libertà che ignora i confini, va verso l’uomo.

Abbiamo camminato insieme sotto la pioggia nella natura che spande i suoi profumi di foglie di erba e di terra marna che si scioglie e scorre in mille rivoli e ruscella sotto i tuoi passi. Si vedono tutte le fasi della sua trasformazione in argilla plastica…

L’attraversamento dei guadi è un momento importante per l’aiuto reciproco che richiede.

E’ piacevole attraversare liberamente il confine nel bosco, in un momento in cui di nuovo i confini vengono  chiusi e presidiati. Confini che il cammino, come la terra, non riconoscono, semplicemente li ignorano. Sono invenzioni recenti. Viene da pensare mentre si passa davanti alla guardiola abbandonata a chi solo un  po’ più a sud, se cerca di attraversare il confine viene respinto, non prima di essere privato delle scarpe e dei vestiti e sistematicamente picchiato soprattutto ai piedi e alle gambe per rendergli più difficile il rientro e in particolare l’eventuale ulteriore tentativo di riprovarci per riprendere il cammino proprio della sua vita. Se conosci il cammino sai quanto è importante essere accolti in terra straniera, passare i confini, superare quella paura antica. Vale tutto.

Da Cividale e Mernico la prima tappa è a Smartno, una fortezza antica, che non ricorda più per quale motivo è stata costruita, per resistere ai turchi da un lato e ai veneziani dall’altro, assurdo essere assaltati contemporaneamente da est e da ovest. Tracce di trincee di una guerra di posizione forse la prima di nuova generazione ma non quella di 100 anni fa ma quella di seicento anni fa.

A Smartno, nel Collio Sloveno, Brda, lì siamo stati accolti. Una comunità che parla una lingua difficile, ha avuto una storia molto diversa dalla nostra a 10 km di distanza. Adesso dopo 4 anni ci stiamo aprendo. Abbiamo molte cose da dirci soprattutto dal momento in cui abbiamo capito da quando siamo stati separati da un muro di cui non sentivamo il bisogno. Seicento anni di malintesi. E’ probabilmente il primo muro europeo tra Est e Ovest, e ha tagliato  in due l’umanità trasformando una terra di incontro in due regioni di confine chiuse, confuse. Gli amici di Smartno, Dusan e Drago con sua moglie ed altri ci hanno sistemato già nel 2018 la canonica con stufa e doccia e stanze per dormire. Forse l’uno per l’altro abbiamo conservato qualcosa di reciprocamente importante per ritrovare una storia perduta ma ancora viva, perché è fatta di relazioni che aspettano di essere riprese.

Insieme abbiamo tirato i fili per stendere ad asciugare i vestiti in cucina, decine di scarponi intorno al fuoco, e poi a dormire con materassino e sacco a pelo dopo aver cenato insieme nella Turn, torre sud una delle cinque torri superstiti delle sette originali. 

Il giorno dopo siamo partiti tra pioggia e nebbia, siamo arrivati a Quiska a visitare la chiesa di Santa Croce con lo splendido altare ligneo. Passando sotto il Sabotino siamo arrivati a Salcano e infine a Nova Goriza, siamo passati in centro fino alla stazione Transalpina. Era la stazione di Gorizia, più grande di quella di Udine e di Trieste, realizzata dagli Austriaci alla fine del XIX sec. ancora bellissima con colonne di ghisa e arredi originali. Oggi è la stazione di Nova Goriza. Di Fronte c’è il confine con l’Italia, c’è un cerchio tagliato in due dal confine che simboleggia il taglio in due della città, realizzato nel dopoguerra, ma simboleggia anche il taglio in due di una terra molto tempo prima. Di questo abbiamo riflettuto con Carla e con Marianna proprio il giorno trentanni dopo la caduta del Muro di Berlino. A quel tempo quello c’era. Oggi ne abbiamo 16 di muri in Europa e il confine tra Italia e Slovenia viene di nuovo presidiato, più a sud.

Il cammino è proseguito a Gorizia fino al Pastor Angelicus dove siamo stati accolti da Elisabetta e da lì fino a San Martino del Carso attraverso il colle san Michele. A cena al Poeta, bella atmosfera. Infine passaggio notturno alla luce della luna piena fino a Doberdò del Lago dove siamo stati accolti da Mario e da Magda nella Palestra comunale e poi la mattina colazione a casa di Mario in 20. Splendida accoglienza, riflessioni sulla comunità slovena in relazione con quella italiana, prove di convivenza sul Carso terra incantevole eppure campo di massacro inaudito durante la guerra. Ora lì regna una pace ineffabile tra mucche al pascolo e cespugli di sommàco e di foiarola. La violenza sebbene inaudita, la guerra, può far perdere del tempo, anche secoli, ma alla fine, e anche durante, c’è una forza – più silenziosa, un brusio, come una preghiera intima e incessante che Martino conosceva e partecipava – che vince sempre sulla morte, ogni foglia lo sa, saremo gli ultimi a saperlo. Lì sul Carso c’è esplosione di vita ma sono miliardi le foglie morte che preparano la vita, la rendono possibile sulle rocce. Attraverso quei sentieri rocciosi siamo scesi verso Vermegliano, Ronchi, Dobbia, a messa a San Canzian d’Isonzo a riflettere sui martiri antichi, sui semi che daranno frutti, preparazione all’incontro a Fiumicello con Giulio.

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sul Carso

Un ragazzo splendido, ha intrapreso da giovanissimo un percorso di conoscenza e di impegno per la comunità locale e poi via via attraverso gli studi superiori e universitari per la comunità europea e globale, con approccio scientifico politico economico internazionale. Il suo percorso non poteva non portarlo a impegnarsi nelle zone critiche del Mediterraneo, e lo ha fatto attraverso progetti europei e con prestigiose università internazionali. Aveva un’idea precisa e una modalità personale molto ispirata, un cammino universale verso l’uomo, attraverso l’incontro, lo studio scientifico della politica, dell’economia e della storia internazionale. È arrivato al superamento del “Noi e Loro”, ci ha provato a livello locale e poi internazionale, a vent’anni. Per questi progetti, in certi periodi della Storia, come questo, si può mettere in conto un certo rischio. Ma quello che è successo non era pensabile. E il suo sacrificio non sarà sprecato, darà frutti, se la sua speranza non resterà in un cassetto, se verrà raccolta. Il suo cammino può proseguire. Il conto lo ha già pagato lui.

 “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. Mt 10.39

“Tu pensi di essere vivo, perché respiri? Non vivere senza Amore, così non ti sentirai morto. Muori per Amore e rimani in vita per sempre.”          Rumi (poeta afgano, XIII sec.)

Come dice papa Francesco, “il mondo dice beati i furbi, ma il Vangelo dice beati i puri di cuore. Questa via sembra portare alla sconfitta, ma i martiri portano la palma della vittoria: hanno vinto loro, non il mondo”.

Giulio è portatore di quell’amore universale senza confini, prima di tutto l’uomo. Martino non ha avuto bisogno di leggere tutto, con la Carità semplice ha camminato e cucito l’Europa, ha inaugurato una cristianità libera, di accoglienza, in cammino e contemplazione, ponti a occidente. A padre Paolo è toccato per amore di ricostruire il ponte tra occidente e oriente. Un’impresa che gli ha chiesto tutto, l’anima, il cuore e la cosa più semplice, dice lui: il corpo, sofferenza, amore senza fine. A Giulio è stato chiesto tutto e molto di più e non gli è stato dato tempo per scegliere, dannatamente poco tempo. Anche Giulio è simbolo di vita, di quella forza vitale “così abbondante da inghiottire anche la morte”, così abbondante da impegnare e spingere e dare speranza a tutta la comunità.

Fondata sul cammino di incontro e su quell’amore è la nostra storia. E questa costituzione francamente sembra ancora la più interessante, quella definitiva.

Buon San Martino, ogni giorno.

 

ecco il programma del cammino svolto:

CAMMINO DI SAN MARTINO 2019

clicca: Cammino di San Martino 2019 3

 

il primo cammino europeo

Venerdì, Sabato e Domenica  8-9-10

Novembre 2019

in cammino da Cividale a Smartno Brda ad Aquileia

da Cividale (partenza ore 8.00 dalla Chiesa di San Martino) a Smartno Brda nel Collio sloveno, passaggio in Italia da Nova Gorica a Gorizia, a San Martino del Carso, a Doberdò del lago, San Canzian d’Isonzo, fino ad Aquileia

a vedere i mosaici come deve averli visti lui, appena finiti, quando giunse ad Aquileia nei primi anni ’20 del IV sec., quando tutto era appena cominciato.

Tutti sono invitati a partecipare

Iscrizione gratuita e gradita entro giovedì 8 novembre

la chiesa di San Martino a Cividale presso il Ponte del Diavolo

 

Negli allegati tutte le informazioni

Info    amicidellhospitale@gmail.com

blog    https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/ cell.(M)328 8213473

 http//www.camminoaquileiese.it/ita/

 

foto del cammino 2018

https://photos.app.goo.gl/deqypDAtLBLSLbbT8

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presentazione libro Faliscjs

Gli amici dell’Hospitale vi invitano

alla presentazione  del libro

FALISCJS

Faville, Storie di fuoco e di fumo

Letture e Proiezione

di e con CRISTINA NOACCO

presentazione di GIAN PAOLO GRI  

All’Hospitale di San Tomaso di Majano

Sabato 26 ottobre 2019 ore 20.30

Presentazione Faliscjs  (clicca)

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solidarietà sulle antiche vie dell’Hospitale: Bosnia 2019

Scarpe consumate per un cammino decisivo, vitale,

per loro, per noi

cari amici

stiamo facendo una raccolta di scarpe usate da uomo nn. 41-45  in particolare scarpe adatte per il cammino nel bosco... magari scarpe che avete consumato e che non utilizzate più ma che sono ancora mettibili. La raccolta verrà portata dai volontari in Bosnia a Bihac e Velika kladusa il 24 ottobre. Altre scarpe verranno acquistate dai volontari in loco a Bihac.

Con queste scarpe ormai inutilizzate, i profughi che sono stati spogliati e privati delle scarpe potranno riprendere il loro cammino di speranza, la loro vita, provare a passare di nuovo il confine.

fateci sapere al più presto amicidellhospitale@gmail.com

…abbiamo fatto tanti cammini, consumato scarpe e scarponi lungo le antiche vie, ci sono scarpe che ci hanno portato verso mete e incontri speciali e anche se sono più consumate delle altre non meritano di essere gettate via o dimenticate nell’armadio. Ebbene amici ora sta succedendo qualcosa che non pensavamo. Queste scarpe sono ancora necessarie per rimettere in cammino altre persone, un cammino primario, determinante, quello per la vita. Sono ragazzi e famiglie di varia nazionalità, sono bloccati (*) nei campi profughi a Bihac e a Velika Klàdusa in Bosnia, sono stati privati delle scarpe (e non solo) nei precedenti tentativi di passare il confine con la Croazia e ora sono in attesa di tentare di nuovo quel cammino, per vivere. Anche le nostre scarpe possono portare loro conforto, fiducia e guidare i loro passi verso un nuovo inizio.

(*) https://ospitinarrivo.org/4252/qui-siamo-in-bosnia-a-noi-non-e-concesso-dimenticare/

 

 

in ricordo di Havrin Khalaf

La segretaria generale del partito per il Futuro della Siria, Havrin Khalaf, è rimasta uccisa nell’autobomba esplosa ieri a Qamishli, città curda presa di mira sia dall’Isis, che ha rivendicato l’attentato, sia dal fuoco turco. Ne danno notizia fonti curde. Havrin Khalaf aveva guidato di recente un Forum tribale delle donne e si era battuta per una transizione democratica che conduca a una Siria inclusiva e rispettosa dei diritti delle minoranze, e fortemente decentralizzata rispetto all’impostazione baathista. Al momento della sua fondazione, avvenuta il 27 marzo del 2018, il Partito per il Futuro della Siria, affermò tra i suoi principi la laicità dello Stato, una Siria “multi identitaria”, la “rinuncia alla violenza” in favore di una “lotta pacifica per la risoluzione delle controversie, “l’eguaglianza tra uomini e donne” e il rispetto delle risoluzioni delle nazioni Unite, “in particolare la risoluzione 2254, secondo cui tutte le fazioni del popolo siriano dovrebbero essere rappresentate nel processo politico, compresa la stesura di una nuova costituzione”.

 

Il mondo con il Rojava

appello 13 Ottobre 2019

“Difendere il Rojava significa difendere chi resiste ogni giorno, in medio oriente e in ogni parte del mondo, contro la barbarie che avanza. Questa carta è un grido di rabbia, indignazione e solidarietà con i nostri fratelli e sorelle curde, che lottano e muoiono in nome della libertà e della democrazia…”. Tra i molti appelli per il Rojava, segnaliamo questo internazionale firmato, tra gli altri, da John Holloway, Noam Chomsky, Massimo De Angelis, Jean Robert, Arjun Appadurai, Etienne Balibar, Barbara Duden, Marina Sitrin, Raquel Gutierrez, Federica Giardini, Wu Ming, Toni Negri, David Graeber

1. La Comune del Rojava rappresenta in Medio Oriente il primo progetto politico anticapitalista basato sul Confederalismo Democratico, che promuove una visione alternativa dell’organizzazione della vita, fondata sull’autonomia non statale, sull’autodeterminazione, sulla democrazia diretta e sulla lotta al patriarcato. L’autonomia del Rojava è l’utopia di un mondo possibile, dove l’interculturalità, una differente e virtuosa relazione tra generi e il rispetto della madre terra vengono costruiti giorno dopo giorno. Il Rojava è la dimostrazione che non dobbiamo rassegnarci alla barbarie del presente.

2. Il primo risultato della lotta per l’autonomia del Rojava è stato il contenimento dello stato islamico e del suo fondamentalismo. Adesso, questo accordo debilita gli sforzi delle milizie curde, attentando contro i rilevanti risultati che i reparti delle YPG e YPJ hanno ottenuto fino ad ora contro lo stato islamico in Siria. Le milizie curde saranno infatti costrette a spostarsi, per proteggere il confine nord del Rojava dall’invasione turca.

3. La guerra contro l’autonomia del Rojava, costruito sulle macerie dello stato siriano, continua sistematicamente da anni: attacchi e invasioni territoriali sono stati la normalità. Con il ritiro delle forze militari statunitensi dal confine turco siriano, la pericolosità della minaccia sale di livello, l’ostilità dello stato turco contro chi lotta per un mondo democratico, si trasforma nella possibilità concreta di uno sterminio etnico.

Per questi motivi, noi firmatari di questa carta – accademici, studenti, attivisti, organizzazioni sociali, collettivi, popoli organizzati e in resistenza – manifestiamo la nostra solidarietà con la lotta dei curdi e dei popoli della Siria del Nord, e gridiamo la nostra rabbia contro questa ennesima aggressione capitalista e patriarcale dello stato turco, che avviene nell’assordante e complice silenzio dell’Unione europea e degli organismi internazionali, e dimostra come i Diritti umani vengano tutelati solo quando obbediscono alle leggi del mercato.

Difendere il Rojava significa difendere chi resiste ogni giorno, in medio oriente e in ogni parte del mondo, contro la barbarie che avanza. Questa carta è un grido di rabbia, indignazione e solidarietà con i nostri fratelli e sorelle curde, che lottano e muoiono in nome della libertà e della democrazia.

Il Rojava non è solo!

 

 

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