PASSAGGIO IN AFGHANISTAN

estratto Afghanistan

 18-19-20 agosto 2017 all’Hospitale di San Tomaso

XIII incontro sulla Via di San Tommaso,

Passaggio in Afghanistan 2017 lt 16-8

(clicca)

sulle antiche vie dell’Hospitale

oltre Gerusalemme 

sulle Vie Reali di Persia, vie della Seta, 

verso l’altra metà del Mondo

Venerdì 18 Agosto 2017

Ore 17.15 Passaggio in Afghanistan. Presentazione. Amici dell’Hospitale.

 Ore 17.30 L’Afghanistan prima della guerra. La Collezione Schinasi. Anteprima della mostra fotografica 1900-1979. Dalla modernizzazione del primo 900 alla fine della monarchia. Proiezioni. Presentazione di Valerio PellizzariUn documento fondamentale per riprendere la storia interrotta.

 Ore 18.30 Emergency a Kabul, incontro con Letizia Cialli e Ilaria Zamburlini.

Ore 19.15 cena condivisa (*)

Ore 20.45 “In battaglia, quando l’uva è matura. Quarant’anni di Afghanistan” (Laterza, 2012). Presentazione del libro di Valerio Pellizzari.

  Sabato 19 Agosto 2017

Ore 16.00 

Ore 16.00 Crisi dell’acqua in Afghanistan. Maurizio Peselj, per anni operatore umanitario a Herat, nel Faryab e nel Wakhan: infrastrutture in aree desertiche e montane in condizioni estreme, con la guerra in corso, acqua per la popolazione afgana. Il suo racconto.

Nel frattempo, nel pomeriggio, per i bambini presenti (0-90) laboratorio di aquiloni (l’Afghanistan è il paese degli aquiloni) a cura della Refugees Public School di OIA.

Ore 17.00 Afghanistan, storia, arte, cultura e poesia. Racconti e letture a cura della Refugees Public School di OIA con introduzione di Morena Maresia. Volontari, richiedenti asilo e afghani a cui è già stata riconosciuta la protezione internazionale leggeranno poesie e brani di Rahman Baba, Gialal al-din Rumi, Basir Ahang, Umar Khayyam, Tiziano Terzani e altri.

Ore 19.15 assaggi di cucina afghana a cura di Refugees Public School di OIA (**)

Ore 20.45 Un altro Afghanistan, oltre il velo del tempo”. Identità etniche e frontiere culturali nel Pamir afghano. Conferenza di Giovanni Pedrini. Testimonianze di Maurizio Peselj e di Valerio Pellizzari che hanno vissuto e studiato la regione del Badakhshan, il corridoio del Wakhan nel Pamir tra Cina, Pakistan e Tagikistan.

Domenica 20 Agosto 2017

Ore 17.30 “Afghanistan Crocevia dell’Asia”, barnabiti in terra afghana. Incontro con lo scrittore Emanuele Giordana, dialoga con Giovanni Pedrini.

Ore 19.15 cena condivisa (*)

Ore 20.45 “Viaggio all’Eden” Da Milano a Kathmandu (Laterza 2017). Presentazione del libro di Emanuele Giordana. L’autore parlerà anche di progetti e collaborazioni attuali tra Italia e Afghanistan. A fine serata sono graditi interventi e racconti liberi di coloro che hanno vissuto esperienze similari.

(*) 18 e 20 Agosto per la cena chi lo desidera può portare qualcosa della cucina vicino orientale, afghana e o altro da condividere insieme. (**) 19/8 cena preparata da cuochi afghani, offerta libera

(telefonare per eventuale accoglienza)

amicidellhospitale@gmail.com   https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/ cell. 328 8213473

 

Buona Festa dell’Assunta e di san Tommaso 

 

ecco un’altra testimonianza:

http://www.boredpanda.com/afghanistan-1960-bill-podlich-photography/

Il professore universitario Dr. Bill Podlich si recò in Afghanistan nel 1967 con Margaret, sua moglie, e Jan e Peg, le figlie adolescenti. La ragione principale del viaggio era il desiderio del Dr. Podlich di diventare esperto di principi dell’educazione, un percorso formativo che completò presso il Teachers College di Kabul. Durante quel periodo il professore immortalò con la sua macchina fotografica le persone e le situazioni che ci raccontano quel periodo, pochi anni prima delle guerre che sconvolsero la vita di tutti i cittadini afghani. Pensando all’Afghanistan oggi non vengono in mente che immagini legate a distruzione e morte, prima portata dai Talebani e poi rincarata dalla “conquista democratica” delle truppe occidentali. Kabul e le altre città del paese non sono sempre state teatro di morte e distruzione, e negli anni ’60 questo era un luogo come tanti altri, indaffarato a risolvere piccoli problemi quotidiani. Al di fuori dell’istruzione superiorePodlich era unfotografo dilettante molto prolifico e documentò l’esperienza della sua famiglia e della sua vita quotidiana a Kabulrendendo evidente fotogramma dopo fotogrammaun sereno ed idilliaco Afghanistan. Solo un decennio prima dell’invasione sovietica nel 1979, il dottor Podlich e la sua famiglia vissero l’esperienza di un paese fiorente e in via di modernizzazioneQueste immaginidel 1967-68, mostrano un netto contrasto con le scene di guerra associateall’Afghanistan di oggi. Il DR. Podlich documentò una terra liberale e uno stile di vita occidentalizzato. I ragazzi erano sorridenti, le ragazze andavano a scuola, le donne indossavano minigonne e le famiglie si godevano il calore del sole. Soltanto un decennio più tardi quelle persone avrebbero iniziato a vivere un incubo senza fine, che si protrae a tutt’oggi. Le ragazze afgane, così come i ragazzi venivano educati fino alle scuole superiori . Alle donne era dato pieno accesso all’università, così come agli uomini. 

una sarta nel suo laboratorio Kabul anni settanta

Sharing Tea & Music

Un gruppo di ragazzi beve tè e ascolta musica

Afghan High School Girls

Ragazze afghane tornano da scuola

Studentesse dell’Università ”Higher Teachers” di Kabul, dove Bill Podlich insegnò per due anni

  1. I giovani Afghani, nati e vissuti in guerra, potranno vedere il loro paese, com’era prima, con gli occhi di chi ci ha vissuto e di coloro che  lo hanno visitato prima del 79. Erano migliaia in viaggio a Oriente, Kabul, Katmandù, in fuga dall’Occidente, alla ricerca di un modello alternativo e antico, diversamente libero, in cui fedi diverse e spiritualità convivevano. Erano alla ricerca di un senso altro della vita e della comunità. Alcuni sono rimasti laggiù, altri sono tornati buddisti, induisti, sufi musulmani, altri cristiani orientali, melchiti, o grandi storici. Hanno conservato la memoria di com’erano il Pakistan e l’Afghanistan prima della guerra. Memoria di una natura straordinaria di deserti spettacolari, wadi, oasi con frutta di tutti i tipi e città di culture millenarie che aveva dato i natali a gente del tipo di Rumi Mevlana e Avicenna il maestro della medicina moderna, scienziati, filosofi, matematici, mistici, poeti. Città con mercati dove si incrociavano prodotti e idee sulle vie della seta e dell’incenso… Comunità dove l’accoglienza era sacra e l’incontro delle culture la regola. E ora possono restituire questa memoria anche ai giovani afgani e pakistani che non hanno mai potuto vedere i loro paesi in pace dal 79 in poi. La stessa cosa sarà più difficile per la Palestina giacché la sua Catastrofe ha già settant’anni e pochi ricordano com’era prima la Terra in pace.
  2. kabul

Entra in Afghanistan attraversando il confine iraniano nei pressi di Mashhad e dirigiti alla città di Herat, tappa della Via della Seta. Dopo qualche giorno prendi un aereo verso il nord-est. La realtà ha infatti il sopravvento: la precaria situazione politica in cui versa il paese e i problemi di sicurezza vi costringono a viaggiare in aereo. A Mazar-e Sharif scopri il luogo più sacro dell’Afghanistan, il Santuario di Hazrat Ali dalle cupole azzurre. Nelle vicinanze sorgono le rovine di Balkh, altrettanto suggestive, con i resti della cinta muraria e di antiche moschee. Nota un tempo come la ‘Madre delle Città’, è probabilmente il più antico insediamento del paese.

Di nuovo a bordo dell’autobus diretto a Kabul, lungo il tragitto osserva il paesaggio dove la pianura lascia gradualmente il posto ai monti dell’Hindu Kush. Lungo il Valico di Salang, la principale via di comunicazione tra l’Afghanistan del nord e quello del sud, le condizioni della strada sono migliori del solito, ma il traffico è intenso e caotico.

Godi le attrattive di Kabul, tra cui i giardini di Babur, sovrano moghul, i nove musei e la famosa Chicken Street, tappa clou dell’itinerario originale, dove ancora oggi si vendono i più disparati articoli artigianali: gioielli, tappeti, lapislazzuli e persino antichi moschetti. Abbandona Kabul a bordo di un taxi con cui raggiungerai il confine con il Pakistan, pronto ad abbandonare l’Afghanistan attraverso il Khyber Pass, porta di accesso al subcontinente indiano.

Hippies back in the 60's in Kabul.:

gli Hippy europei a Kabul negli anni settanta

l’acqua, il tempo, come nei ponti di Isfahan, attraversano i passi dell’uomo le sue riflessioni, i canto, le sue preghiere.

Baghe Babur – Kabul

Le mura di Balkh (distrutta da Gengis Khan) dove forse avuto lì la sua fase iniziale la storia indoiranica, l’antica civiltà dei Veda indiani, L’Induismo, il Buddismo e lo Zoroastrismo. La stessa storia meda e persiana. Gli arabi la chiamavano Umm al-Bilād o “Madre delle città” (cioè “metropoli”), a causa della sua antichità e della sua grandezza.La città era un tradizionale centro dello Zoroastrismo. Balkh è considerato il primo luogo in cui Zoroastro applicò la propria religione, nonché il luogo dove morì.  A Balkh nacquero Rumi detto Mevlana fondatore dei sufi dervisci mevlevi. Forse anche Avicenna era nato lì.

i resti dell’antica Balkh, la madre di tutte le città

Risultati immagini per balkh

Balkh, Afghanistan

Balkh

Balkh – Mazar as Sharif

Ghazni afghanistan The Citadel

Le rovine della città antica di Ghazny distrutta nella 1 Guerra anglo-afgana

Bamiyan, la statua distrutta dai Taliban

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partita di calcio

minareto di Jam

in Afghanistan

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