Gli alberi di San Giovanni

Cari alberi non siamo riusciti a proteggervi, a salvarvi

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Nel ’45, un giorno, Giuseppe Zoratti scese da San Tomaso a Udine in bicicletta, andò al vivaio e chiese se avevano delle piante da poter piantare intorno alla chiesa di San Giovanni di Gerusalemme che a quel tempo faceva parte della sua proprietà, lui e la sua famiglia,  le sue figlie sua moglie, suo padre Vico: vivevano nell’Hospitale del 1199.

Il vivaista gli disse: – ho solo questi se vuoi.  Giuseppe se ne tornò indietro in bicicletta con cinque deodara, cedri siberiani, sul manubrio. E li piantò intorno alla chiesa dove da tempo immemorabile c’era il cimitero, numerose sepolture prima accostate poi nel tempo sovrapposte. Lì c’erano priori dell’Hospitale, pellegrini, antichi abitanti del borgo di San Tomaso. Su quella terra i cinque alberi crebbero veloci fino a 30, 40 m, un metro e mezzo di diametro, svettavano alti erano i pilastri della cattedrale più grande che conteneva la chiesa di san Giovanni. Segnavano il passaggio tra il paese e l’Hospitale, erano i guardiani dell’Hospitale i suoi antichi priori che ci accoglievano all’arrivo e cambiavano le prospettive, l’umore, davano serenità, fiducia, energia, sorriso, accoglienza. Sono state le colonne che hanno arginato la modernità preservando per decenni quest’isola medievale aspettando la ricostruzione e la rinascita.  Abbiamo chiesto di potervi curare come voi avete fatto con noi e con l’Hospitale: ci avete protetto dal vento, dal sole, dalla pioggia, dalla modernità. Man mano che la modernità avanzava verso l’Hospitale la chioma cresceva. Il 21 novembre sono arrivati camion, gru e motoseghe a manetta, la condanna segreta è stata affissa al muro su un foglio: taglio netto alla base. Solo di uno viene mantenuto un mozzicone per farne un tavolino macabro con la resina che continua a pompare a vuoto e non sa ancora nulla. Ricorda la decollazione di san Giovanni, beffarda, insensata e arrogante. L’esecuzione fulminea. Nessuno è stato avvertito neanche il tempo di un saluto di una riflessione di un pianto, di una preghiera insieme. Arrivati troppo tardi, due erano già tagliati. Le autorizzazioni regolari, tutti d’accordo, per il blitz. Tutto era stato preparato da mesi. Nulla era trapelato tra chi sapeva e chi no, fianco a fianco in chiesa, in paese, nelle attività di volontariato. Almeno una autorizzazione manca, quella di Giuseppe che aveva portato quelle giovani creature in bicicletta. Siamo rimasti a bocca aperta veramente. Proprio nel giorno di Giulio siete “caduti a pezzi sulla vostra faccia”, con i camion sulle sepolture, tutto sfondato. Arrivati al mattino, tradimento. Tutto compiuto.

La ferita c’è, la resina non si arresta. La vita pompa a vuoto ancora per un po’. Cercherà ancora invano il respiro tra i rami, il profumo balsamico dei suoi cedri, le figure colorate degli affreschi duecenteschi che ha protetto per quasi cento anni, e cercherà di sentire il fruscio al passare del vento nei capelli, il racconto delle storie di Gerusalemme degli amici dell’Hospitale e le loro preghiere.

 

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