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incontri novembre 2017 dedicati a padre Paolo

Domenica 19 Novembre 2017 ore 20.30

(preaccoglienza 18.30) 

sarà all’Hospitale di san Giovanni di san Tomaso di Majano

 Monika Bulaj

Cammino a Oriente

invito: Monika Bulaj (clicca)

 

 con il sole, la luna, le stagioni, con i pellegrini, i fuggiaschi, i nomadi e i loro dei, che li seguono come sterne dietro una nave.

dai Balcani all’Afghanistan,  dall’Africa, dal Magreb, al Cuore dell’Asia,

alla fine della Via, dove inizia.

incontri di luce e ombra

“frammenti in cui si può trovare ancora l’immagine intera del mondo, o s’è perduta, come la lingua di Adamo”.

da vedere questi video:

“La Luce si può vedere solo nel riflesso”

“Sto cercando qualcosa che ho visto già ma non lo trovo ancora non riesco a inquadrarlo ma so che c’è ed è molto vicino”

“Mi piace il pensiero che ci siano luoghi dove il sacro rompe i confini. Luoghi, momenti, atmosfere in cui i Popoli del Libro rivelano la propria parentela e l’appartenenza a una stessa famiglia umana, con o senza Libro. Danze, sfioramento di corpi, carezze alle reliquie. Passaggio della soglia tra sacro e profano, tra luce e ombra. E ancora: infinita ripetizione, prostrazione, sgranare di rosari. Si tratta di luoghi, suoni, gesti, atmosfere, abbigliamenti, luci, percorsi che talvolta inaspettatamente e dolorosamente disvelano una verità comune sulle cose. Questo è un viaggio attraverso una mappa celeste che ignora i muri eretti dai predicatori del conflitto globale, dal cuore dell’Asia all’America Latina, dal Maghreb al Medio Oriente”.

“Ho provato, camminando, a raccontare dei popoli erranti minacciati dalla follia dell’uomo. Del loro legame con la terra, il fiume, l’albero, la montagna. Dell’identità e dell’esilio, dell’appartenenza e dell’esclusione. Del bello e dell’inviolabile santità dell’essere umano, ritrovati nei luoghi più infelici del pianeta. Camminando con il sole, la luna, le stagioni, con i pellegrini, i fuggiaschi, i nomadi e i loro dei, che li seguono come sterne dietro una nave.

Questo lavoro è cambiato negli anni. All’inizio documentavo piccole e grandi religioni all’ombra di guerre antiche e recenti, e sulle loro ceneri. Poi, ad un certo punto, sono state le mie immagini a cercarmi, a parlare da sole, raccontando delle preghiere e dei sogni, dell’acqua e del fuoco, della memoria, del teatro della festa dei morti, della via dei canti. Ora quello che faccio è una cosa semplice, quasi infantile: raccolgo schegge di un grande specchio rotto, miliardi di schegge, frammenti incoerenti, pezzi, atomi, forse mattoni della torre di Babele. Forse questo può fare il fotografo, raccogliere tessere di un mosaico che non sarà mai completo, metterle nell’ordine che gli sembra giusto, o forse solo possibile, sognando quell’immagine intera del mondo che magari da qualche parte c’è, o forse c’era e s’è perduta, come la lingua di Adamo.”

Monika Bulaj

http://www.monikabulaj.com/biografia/

 

INCONTRI GIA’ EFFETTUATI

Venerdì 17 Novembre 2017, ore 20.30

per il compleanno di padre Paolo Dall’Oglio

all’Hospitale di San Tomaso

Mario Turello 

terrà una conferenza su una storia antica della cristianità:

I Sette Dormienti di Efeso

Il tempo della Cristianità

i 7 dormienti (clicca) 

I Sette Dormienti di Efeso. La storia si svolge a Efeso. Condannati a morte in quanto cristiani dall’imperatore romano Decio, la pena viene sospesa e loro si ritirano a pregare in una caverna. Scoperti vengono murati dentro vivi mentre stanno dormendo. Secondo la tradizione diffusa dall’Europa alla Cina, 250 anni dopo nella prima metà del V sec. alcuni muratori creano un varco nel muro e i 7 si svegliano, uno di loro scende in città per prendere da mangiare e scopre che la città è cambiata… i 7 scoprono così che non solo nella città ma in tutto il mondo circostante tutti sono diventati cristiani.

Perirono lo stesso giorno del loro risveglio.

La loro preghiera incondizionata era stata corrisposta, ricambiata puntualmente ma in un tempo differito, la storia così sembra avere un verso, anche se sembra impigliarsi e retrocedere,  ha un senso e un suo tempo.

affresco dei Sette Dormienti nella Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano

la tradizione storica, la condivisione con le altre fedi, una storia molto cara anche a uomini-ponte come Charles de Foucauld, Louis Massignon e p. Paolo Dall’Oglio

dice padre Paolo Dall’Oglio: “Perchè l’evangelizzazione possa compiersi in maniera trasfigurante piuttosto che sfigurante, sono necessarie generazioni di persone radicate in silenzio anime donate amorose. Ci vogliono molte lacrime. Quando lo spirito è presente può produrre un battesimo di Lacrime. (…) Non c’è niente di urgente davanti all’Eternità. Eppure nel quotidiano tutte le cose sono da fare, e presto. Paziente ed impaziente, Dio ci invita a girare e rigirare una clessidra che scorre all’infinito. E se ci ha messo così tanto tempo, se ha aspettato milioni di anni per compiere l’umanizzazione, siamo così sicuri che abbia così tanta fretta di attuare la cristianizzazione?   Il lavoro di “dissodamento” abbozzato da Charles de Foucauld presso i tuareg di Algeria potrebbe durare secoli prima di dare frutti. Che cosa fa Charles de Foucauld nel cuore del deserto algerino? Non converte nessuno si posiziona lì semplicemente come un granello di lievito. Anch’io cerco l’incontro con umiltà per provare l’universalità del messaggio di Cristo. Spingo questa logica più lontano che posso senza sapere dove ci condurrà. Penso che i risultati ci stupiranno alla fine dei tempi. Io ho solo una notte da giocarmi e così offro tutta la mia esistenza. I frutti possono restare invisibili per millenni che mi importa!”

“chi non l’avrà tenuta per sé… non la perderà mai” (Mt 10.39)

(*) Mario Turello, critico letterario, giornalista, studioso di testi storico-religiosi.

 

 

 

 Sabato e Domenica 11 e 12 Novembre 2017

Cammino di San Martino

Primo cammino europeo

a 1700 anni dalla nascita di San Martino

tutti sono invitati in Cammino a piedi da Smartno Brda in Slovenia a San Martino Del Carso, a Doberdò del lago (pernottamento), a San Canzian d’Isonzo, a Fiumicello, fino ad Aquileia

a vedere i mosaici come li vide lui appena finiti nei primi anni venti del IV sec.

(clicca)     cammino di San Martino

ed ecco l’invito al cammino (clicca): san martino novembre 2017

DOMENICA 12 NOVEMBRE ORE 15.00

alla Basilica di  Aquileia

all’arrivo del cammino di San Martino sarà presente

Alessio Persic

professore di Agiografia e di Storia della Chiesa Antica e Patrologia all’Università Cattolica di Milano

ci  parlerà di

San Martino protomonaco d’occidente e testimone della spiritualità di Aquileia cristiana

dei primi anni 20 del IV sec.

 

 

 

 

Domenica 5 Novembre 2017 Ore 17.00,

All’Hospitale

don Dino Pezzetta

teologo, presenta il suo libro

Martin Lutero. Uomo fra i tempi

e dialoga con l’antropologo

Gian Paolo Gri

A 500 anni dalla Riforma (1517-2017), ed. Olmis

500 anni sono tanti: qual è il significato di Lutero oggi, quale il suo patrimonio ideale di fede e cultura per la contemporaneità? 

Lutero 500 (clicca)

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TV 2000 ALL’HOSPITALE

TV2000 è venuta all’hospitale per le riprese della trasmissione “Borghi d’Italia” che sarà trasmessa su canale 28 più avanti e sarà pubblicizzata con anticipo!
Grazie a tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita dell’evento! La Comunità Collinare che ha contattato i produttori delle migliori specialità del territorio!
Lo chef Manuel Marchetti che ha preparato con maestria i nostri piatti tipici e li ha presentati.
Gli amici dell’hospitale che si sono prodigati in vari modi.
Grazie alla troupe e al regista Placidini per la sua gentilezza, pazienza, cordialità e la sua bravura!

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Sarà una bella pubblicità per l’hospitale e tutto il nostro territorio!

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in cammino con l’asino

festa per i dieci anni dell’associazione Amici di Totò.

Passeggiate, giochi e cultura per tutte le età, in cammino insieme con gli asini:

Domenica 1 ottobre

presso l’Hospitale di San Tomaso di Majano

Con gli asini si scopre una nuova velocità ancora più lenta che consente di entrare in sintonia con la diversa abilità, con l’alterità, con lo straniero, con l’incomprensibile forse anche con il nemico. L’asino ti costringe a soffermarti, ad aspettare il tempo dell’altro, a negoziare il tempo e lo spazio, la direzione verso cui procedere. L’asino ti fa trovare il tempo giusto e ti fa condividere lo spazio in quel tempo. Ti fa porre attenzione alla biforcazione, rende semplice l’ascolto a 360°. Riducendo la velocità del cammino trovi nuovi mondi e dimensioni. Relazioni altrimenti imbarazzanti e impossibili diventano normalissime.

“Un asino dai passi uguali, compagno del tuo ritorno,

scandisce la distanza, lungo il morire del giorno.”

(Fabrizio de Andrè)

 

Victor Hugo, Il rospo

Un gruppo di ragazzi tortura un rospo e lo abbandona in mezzo alla strada perché sia schiacciato da un carro, ma l’asino che conduce il biroccio, pur frustato e sanguinante, lo risparmia.

In questo emozionante racconto, Hugo, che era tra i giovani torturatori, pone a confronto l‘ottusità inconsapevole del giovane uomo (o dell’uomo, tout court) con la materiale consapevolezza dell’animale. Echi schopenhaueriani nella conclusione. Cosa ne sappiamo noi? Chi dunque conosce il fondo delle cose?
Il tramonto sfavillava fra le nuvole rosa;
Era la fine d’un giorno di tempesta, e l’occidente
Tramutava l’acquazzone in fiamma nel suo braciere ardente;

Sul ciglio d’un sentiero, vicino a una pozzanghera,
Un rospo guardava il cielo, abbagliato, affascinato;
Serio, egli meditava; l’orrore contemplava lo splendore.
(Oh! Perché la sofferenza e perché la bruttezza?

Ahimè! Il basso Impero è pieno di Augustucoli,
I Cesari di misfatti, i rospi di pustole,
come il prato di fiori e il cielo di sole!).

Le foglie bagnate s’imporporavano sugli alberi;
L’acqua luccicava, in mezzo all’erba, sul sentiero;
La sera si dispiegava come un vessillo;
Gli uccelli abbassavano il canto indebolito durante il giorno;

Tutto s’acquietava d’intorno; e, in pieno oblio di sé,
Il rospo, senza timore, senza vergogna, senza collera,
Dolce, ammirava la grande aureola del sole;
Forse il maledetto si sentiva benedetto.

Non v’è un solo animale che non abbia un riflesso d’infinito;
Non v’è pupilla abietta e vile che non tocchi
La vetta in un lampo, sia essa tenera o selvaggia;
Non v’è mostro, disprezzabile, torbido, impuro,
Che non abbia l’immensità degli astri negli occhi.

Un uomo che passava notò l’orrida bestia,
E, rabbrividendo, gli mise un piede sulla testa;
Era un sacerdote che stava leggendo un libro;
Poi una donna, con un fiore sul corsetto,
Gli ficcò nell’occhio la punta dell’ombrello;

Il sacerdote era vecchio, la donna era bella.
Spuntarono quattro scolari, sereni come il cielo.
-Ero bambino! Ero piccolo! Ero crudele!-

Chiunque in questa terra, ove la purezza dell’anima è spesso
Una chimera, potrebbe iniziare così la recita della sua vita.
Si hanno il gioco, l’ebbrezza e l’alba negli occhi,
Si ha una madre, si è degli scolari gioiosi,

Dei piccoli uomini felici, che respirano l’atmosfera
A pieni polmoni, amati, liberi, contenti; che fare
Se non torturare qualche essere sventurato?

Il rospo saltellava verso il fossato del sentiero.
Era l’ora in cui nei campi si azzurrano gli orizzonti;
Selvatico, egli cercava la notte; i ragazzi lo scorsero
E gridarono: “Ammazziamo quest’animale schifoso!
E siccome è così brutto, facciamogli anche del male!”

E ognuno di loro, ridendo –il ragazzo ride quando uccide-
Si mise ad infilzarlo con un ramo puntuto,
Allargando la cavità dell’occhio maciullato, infierendo
Sulle ferite, rapiti, compiaciuti di ciò che accadeva;

I passanti ridevano; e l’ombra sepolcrale
Copriva questo nero martirio privo di rantoli,
E il sangue, spaventoso, colava da tutte le parti
Sulla povera creatura, la cui sola colpa era d’esser brutta;
Egli fuggiva; aveva una zampa fracassata;

Un ragazzo lo colpiva con un badile scheggiato;
E ogni colpo faceva schiumare quel proscritto
Il quale, anche quando il sole sorrideva su di lui,
anche sotto il grande cielo, strisciava nel fondo d’un fosso;

E i ragazzi dicevano: “E’ malvagio! Sbava!”
La sua fronte sanguinava; il suo occhio penzolava; fra il rovo
E la ginestra, raccapricciante a vedersi, egli avanzava;
Si sarebbe detto che uscisse da qualche terribile gabbia;

Oh! Quale oscuro atto, peggiorare la miseria!
Aggiungere l’orrore alla difformità!
Distrutto, sballottato fra i sassi,
Continuava a respirare; senza riparo,
arrancava; si sarebbe detto che la morte, schizzinosa,
lo trovasse così orrendo da rifuggirlo;

I ragazzi volevano prenderlo in un laccio,
Ma egli scappò loro, scivolando lungo una siepe;
Il passaggio era sgombro, vi trascinava le sue piaghe
E ci si inoltrava, insanguinato, sfiancato, il cranio squarciato,

Avvertendo brividi di freddo in quella verde cloaca,
Lavando la crudeltà dell’uomo in quella melma;
E i fanciulli, con la primavera sulle gote ridenti,
Biondi, graziosi, non s’erano mai divertiti tanto;

Parlavano tutti assieme e i grandi ai più piccoli
Gridavano: “Venite a vedere! Adolphe, Pierre, che ne dite?
Finiamolo con una grossa pietra!”
Tutti assieme, su quell’essere dall’esecrabile destino,
Essi appuntarono gli sguardi, mentre il disperato
Vedeva incombere su di lui quei visi spaventosi.

Ahimè! Magari avessimo delle mete, senz’avere dei bersagli;
Quando miriamo un punto dell’orizzonte umano,
avessimo la vita, e non la morte, nelle nostre mani.-

Tutti quegli occhi seguivano il rospo nel fango;
esprimevano al tempo stesso furore ed estasi;
Uno dei fanciulli ritornò, portando con sé una lastra di pietra,
Più pesante ancora per averla sollevata malagevolmente,

E disse: “Adesso vedremo come se la caverà.”
Ora, in quel medesimo istante, proprio in quel punto della terra,
Il destino faceva sopraggiungere un carro molto pesante
Trainato da un vecchio asino storpio, magro e sordo;

Quest’asino sfinito, zoppicante e penoso,
Dopo un giorno di marcia si approssimava alla stalla;
Tirava il carretto e portava un paniere;
Ogni passo che faceva sembrava fosse il penultimo;

Quest’animale avanzava estenuato, battuto,
Tempestato da un nugolo di colpi;
Aveva negli occhi offuscati dai fumi della fatica
Quell’enigmatica espressione che pare ottusità ma è stupore;

La carreggiata era impervia, piena di fango,
E in quei solchi così aspri ogni giro di ruota
Dava come un lugubre e rauco strappo;

L’asino arrancava gemendo, il barrocciaio bestemmiava;
La strada declive pressava il carro dietro il povero animale;
L’asino meditava, sottomesso, colpito dalla frusta e dal bastone,
E il suo pensiero toccava una profondità sconosciuta all’uomo.

I ragazzi, avvertendo il rumore di quelle ruote e di quel passo,
Si voltarono chiassosamente e videro il carretto:
“Eh! Non far cadere la lastra di pietra sul rospo. Fermati!”

Gridarono. “Guarda, sta giungendo quel carro
E gli passerà sopra, sarà molto più divertente.”
Tutti si misero ad osservare. D’improvviso, avanzando pel sentiero
Ove la martoriata e orrida creatura attendeva il supplizio finale,

L’asino vide il rospo e, triste – ahimè! Chinandosi
Verso chi era ancora più triste-, oppresso, sfinito, cupo,
Abbassò il muso fin quasi a terra e parve fiutarlo;
Questo forzato, questo dannato, questo pio martire, lo graziò;

Rinfocolò le proprie forze ridotte al lumicino e, tendendo
La catena e la cavezza sui suoi muscoli insanguinati,
Opponendosi al barrocciaio che gli gridava: “Avanti!”,
Dominando la spaventosa vicinanza del suo fardello,
Affrontando la sfida pur con la sua spossatezza,
Tirando il carro e sollevando il basto,
Stravolto, portò a deviare l’inesorabile traiettoria della ruota,
Lasciando vivere dietro di lui quel miserabile;
Poi, ricevuto un colpo di frusta, riprese il suo cammino.

Allora, liberando le mani dalla lastra di pietra che scivolò via,
Uno dei fanciulli – proprio quello che racconta questa storia –
Sotto l’infinita volta del cielo azzurro e tenebroso a un tempo,
Ebbe modo di udire una voce ferma che gli disse: “Sii buono!”
La bontà nell’incoscienza è il diamante in mezzo al carbone!

Il divino enigma della luce maestosa che squarcia le tenebre!
L’armonia celeste nulla avrebbe più delle cose morte,
Se le cose morte, triste accozzaglia di castighi e cecità,
Riflettessero, e, private d’ogni gioia, provassero pietà.

Oh, quale ineffabile spettacolo! L’ombra misericordiosa,
L’anima costretta al buio soccorre l’anima nelle tenebre,
L’idiota, mosso a compassione, si curva sull’essere ripugnante,
Il buon dannato dà speranza a chi è stato accusato di malvagità!

L’animale che si eleva, mentre l’uomo indietreggia!
Nell’irreale serenità del pallido crepuscolo,
L’orrenda bestia meditò per un istante e scoprì d’esser parte
Di quella misteriosa e profonda dolcezza;
Bastò che un lampo di grazia splendesse nel suo essere
Per renderla del tutto simile a una stella eterna.

L’asino che era rientrato la sera, sovraccarico, distrutto,
Morente, e sentiva sanguinare i suoi poveri zoccoli consunti,
Aveva fatto qualche passo in più, aveva scartato e deviato
Per non schiacciare un rospo nel fango.
Quest’asino meschino, sudicio, straziato dai colpi di bastone,
Ha mostrato d’esser più nobile di Socrate e più grande di Platone.

Che vai cercando, filosofo? Oh, pensatore, stai elucubrando?
Volete forse trovare la verità fra queste nebbie maledette?
E allora credete, piangete, immergetevi nell’insondabile amore!
Chi è buono vede chiaro quando giunge all’oscuro bivio;
Chi è buono dimora in un angolo di cielo. Oh, saggio,

La bontà che rischiara il volto del mondo,
La bontà, questo sguardo ingenuo del mattino,
La bontà, limpido raggio di sole che scalda l’ignoto,
L’istinto che, nella tenebra e nella sofferenza, ama,
E’ quel legame ineffabile e supremo
Che equipara nell’ombra – ahimè, spesso così lugubre! –
Il grande innocente, l’Asino, a Dio il grande sapiente.

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23 bambini in cammino sull’Iter Burdigalense

23 bambini della classe IV della scuola elementare di Muzzana del Turgnano hanno camminato da Muzzana ad Aquileia sull’antica Via Annia, attraverso i boschi di Muzzana fino a Carlino, alla chiesa di San Tommaso, lì hanno riflettuto sulla figura di San Marco  che portava la prima cristianità da Alessandria di Egitto e su Sant’Antonio abate, egiziano padre del deserto a cui è dedicata la chiesetta della laguna di Muzzana. San Tommaso invece è la figura che va ancora oltre racconta dell’altra parte del Mondo al di là di Gerusalemme. Si prosegue a Villanova di San Giorgio e poi a Malisana sulla Via Annia antica. Si riflette anche sul fatto che la stessa via è stata documentata per la prima volta dal pellegrino anonimo Burdigalense  (da Burdigala-Bordeaux) che si recò a Gerusalemme nel 333 d.C. passando proprio di lì come riporta il suo diario. Pochi anni prima era passato su questa via anche San Martino che proveniva dall’Ungheria e giunse la prima volta ad Aquileia quando i mosaici erano appena stati finiti.

Siamo accolti a Malisana presso i locali della parrocchia, la cena è preparata dai genitori. Un ripasso sull’incrocio straordinario delle antiche vie dei cammini in terra friulana verso Roma Santiago e Gerusalemme e oltre, dopo una giornata di cammino, bambini eroici. Tutti a nanna assieme nella palestrina, nei sacchi a pelo. Al mattino, sveglia alle 7, colazione e partenza sull’antico tracciato romano in mezzo ai campi a perdita d’occhio, si scorgono ancora resti dell’antica via romana cancellata dal riordino fondiario degli anni 30. Giungiamo al fiume Aussa dove esisteva lo storico ponte Orlando. L’attracco è sulla banchina naturale nella quale è stato ricavato un passaggio tra i rovi. Questa volta si attraversa con la barca di Daniele splendido barcaiolo, ci conduce in un percorso lungo il fiume tra le folaghe, le anatre. C’è anche un cigno superbo spicca il volo e fa un largo giro giusto il tempo di lasciarci  passare per tornare allo stesso punto. I bambini fotografano, tra i canneti, infine si sbarca sull’altra riva in terra aquileiense. il cammino riprende tra stradine di campo sotto il sole fino al paesino di San Martino e alla sua antica pieve, la prima dopo il ponte, tutta affrescata, ripensiamo alla figura di san Martino, simbolo della cristianità libera semplice e chiara, come il taglio di un mantello in due. riprendiamo il cammino e passiamo attraverso i campi verso Aquileia, il suo campanile del mille si avvicina. La signora Franca ci porta dell’uva nera e poi quando passiamo davanti alla sua casa ci offre anche del pane appena fatto. L’aria del Mare, sole in fronte, il rumore dei passi, voci di bambini, uva e pane in mano. Un cammino che era iniziato come una passeggiata nei campi ora è trasformato, i bambini sono diversi, c’è chi cammina da sola tutti con un bordone di legno secco, altri in gruppetti, qualcuno è stanco ma tutti sono ormai veterani, si sono guadagnati con la fatica quel cammino e quella meta che si sta avvicinando, non sono arrivati distrattamente in macchina o in corriera, la consapevolezza di questo aumenta, con i passi e l’euforia, la soddisfazione per l’impresa compiuta, sono dentro la strada e di nuovo dentro la storia, lo si capisce dal passo, dal sorriso sicuro. Le persone che si incontrano lungo la via e i turisti spaesati, lo percepiscono. Ecco il porto romano, le domus, la Basilica. Si giunge sul prato, zaini volano felicità di bambini. Subito dopo sono dentro seri e composti davanti al Santo Sepolcro di Gerusalemme dell’XI sec., si soffermano, guardano dentro, ora hanno visto. E si affacciano per la prima volta sui mosaici a vederli come ha fatto san Martino 1700 anni fa, aveva la loro stessa età quando giunse ad Aquileia. L’emozione è forte. ora si può uscire un attimo perché c’è la firma della credenziale del parroco e il saluto ufficiale e il dono di documentazione illustrativa da parte del sindaco di Aquileia. Arriva Anna la guida e si torna in Basilica. L’attenzione è assoluta ecco i mosaici che avevano già studiato, il gallo e la tartaruga, le stagioni, il ciclo di Giona. Si evidenziano sui mosaici cesti di pane e di uva, come quelli che avevano accolto i bambini poco prima, forse gli stessi che avevano accolto i mosaicisti orientali 1700 anni fa, i bambini esultano ecco il pane e l’uva nostri. L’incontro sulla Via e il dono semplice inaspettato di pane e uva era già pronosticato sui mosaici da 1700 anni e forse non si è mai ripetuto proprio così nel frattempo. E’ giunto il tempo di separarci. Lascio il gruppo e cerco uno strappo per tornare a Malisana a prendere l’Auto ma non è facile, nessuno ha tempo, ti guardano strano tutti quando hai bisogno di qualcosa, ma come non hai la macchina? prendi una corriera! Intanto i bambini salgono al campanile e da lassù si sentono grida di eccitazione e di stupore per l’altezza estrema, mentre mi allontano mi giro a guardare lassù e anche loro non so come mi vedono e mi riconoscono come un puntino e mi salutano e mi chiamano con grida difficili da dimenticare.

Il ritorno? è un’altra storia.

 

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Profumo di pane sull’antica Via Burdigalense- Romea Strata Aquileiense

Cammino Latisana-Muzzana

…quando sente il profumo del pane

il pellegrino, che passa per la via,

va a vedere cosa succede!

gli Amici dell’Hospitale vi invitano

IN CAMMINO A PIEDI

DA LATISANA A MUZZANA

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sulla strada antica, la Via Annia…

Oggi sta rinascendo come via Romea Aquileiense,

ma percorrendola verso est è ancora l’Itinerarium Burdigalense,

la più antica via documentata verso Gerusalemme

che in questo tratto si incrocia

con la Via di Allemagna, dal Nord

e con la Via Adriatica, verso sud.

Sulle vie più antiche d’Europa

domenica 17 settembre 2017

ritrovo alle 6.15 a Latisana

davanti al Duomo di San Giovanni Battista

partenza alle 6.30

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cammineremo verso est, fino a Muzzana

alla Chiesa di San Vitale Martire

arrivo circa alle 10.45, S. Messa alle 11.00

quel giorno la Comunità di Muzzana offrirà il

“Pane dei Beni Comuni”

dai campi degli “usi civici”,

il grano, la farina macinata a pietra e

il pane profumato che sa di quella terra,

dei suoi boschi di rovere, tra pianura, risorgive, la laguna e il mare.

La comunità coltiva la sua terra per sè e per chi arriva,

in modo sostenibile, recuperando la particolarità del luogo,

la semplicità e l’accoglienza antica,

come quella del cammino a piedi.

È un cammino lento, aperto a tutti, si svolge su stradine asfaltate e sterrate tra campi e boschi,

passa anche a Paludo di Latisana, Precenicco e a Piancada,

l’iscrizione è gratuita,

ognuno cammina con le sue motivazioni e sotto la sua responsabilità,

in caso di maltempo il cammino si farà comunque.

amicidell’hospitale@gmail.com  (M) 3288213473

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PASSAGGIO IN AFGHANISTAN

estratto Afghanistan

 18-19-20 agosto 2017 all’Hospitale di San Tomaso

XIII incontro sulla Via di San Tommaso,

Passaggio in Afghanistan 2017 lt 16-8

(clicca)

sulle antiche vie dell’Hospitale

oltre Gerusalemme 

sulle Vie Reali di Persia, vie della Seta, 

verso l’altra metà del Mondo

Venerdì 18 Agosto 2017

Ore 17.15 Passaggio in Afghanistan. Presentazione. Amici dell’Hospitale.

 Ore 17.30 L’Afghanistan prima della guerra. La Collezione Schinasi. Anteprima della mostra fotografica 1900-1979. Dalla modernizzazione del primo 900 alla fine della monarchia. Proiezioni. Presentazione di Valerio PellizzariUn documento fondamentale per riprendere la storia interrotta.

 Ore 18.30 Emergency a Kabul, incontro con Letizia Cialli e Ilaria Zamburlini.

Ore 19.15 cena condivisa (*)

Ore 20.45 “In battaglia, quando l’uva è matura. Quarant’anni di Afghanistan” (Laterza, 2012). Presentazione del libro di Valerio Pellizzari.

  Sabato 19 Agosto 2017

Ore 16.00 

Ore 16.00 Crisi dell’acqua in Afghanistan. Maurizio Peselj, per anni operatore umanitario a Herat, nel Faryab e nel Wakhan: infrastrutture in aree desertiche e montane in condizioni estreme, con la guerra in corso, acqua per la popolazione afgana. Il suo racconto.

Nel frattempo, nel pomeriggio, per i bambini presenti (0-90) laboratorio di aquiloni (l’Afghanistan è il paese degli aquiloni) a cura della Refugees Public School di OIA.

Ore 17.00 Afghanistan, storia, arte, cultura e poesia. Racconti e letture a cura della Refugees Public School di OIA con introduzione di Morena Maresia. Volontari, richiedenti asilo e afghani a cui è già stata riconosciuta la protezione internazionale leggeranno poesie e brani di Rahman Baba, Gialal al-din Rumi, Basir Ahang, Umar Khayyam, Tiziano Terzani e altri.

Ore 19.15 assaggi di cucina afghana a cura di Refugees Public School di OIA (**)

Ore 20.45 Un altro Afghanistan, oltre il velo del tempo”. Identità etniche e frontiere culturali nel Pamir afghano. Conferenza di Giovanni Pedrini. Testimonianze di Maurizio Peselj e di Valerio Pellizzari che hanno vissuto e studiato la regione del Badakhshan, il corridoio del Wakhan nel Pamir tra Cina, Pakistan e Tagikistan.

Domenica 20 Agosto 2017

Ore 17.30 “Afghanistan Crocevia dell’Asia”, barnabiti in terra afghana. Incontro con lo scrittore Emanuele Giordana, dialoga con Giovanni Pedrini.

Ore 19.15 cena condivisa (*)

Ore 20.45 “Viaggio all’Eden” Da Milano a Kathmandu (Laterza 2017). Presentazione del libro di Emanuele Giordana. L’autore parlerà anche di progetti e collaborazioni attuali tra Italia e Afghanistan. A fine serata sono graditi interventi e racconti liberi di coloro che hanno vissuto esperienze similari.

(*) 18 e 20 Agosto per la cena chi lo desidera può portare qualcosa della cucina vicino orientale, afghana e o altro da condividere insieme. (**) 19/8 cena preparata da cuochi afghani, offerta libera

(telefonare per eventuale accoglienza)

amicidellhospitale@gmail.com   https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/ cell. 328 8213473

 

Buona Festa dell’Assunta e di san Tommaso 

 

ecco un’altra testimonianza:

http://www.boredpanda.com/afghanistan-1960-bill-podlich-photography/

Il professore universitario Dr. Bill Podlich si recò in Afghanistan nel 1967 con Margaret, sua moglie, e Jan e Peg, le figlie adolescenti. La ragione principale del viaggio era il desiderio del Dr. Podlich di diventare esperto di principi dell’educazione, un percorso formativo che completò presso il Teachers College di Kabul. Durante quel periodo il professore immortalò con la sua macchina fotografica le persone e le situazioni che ci raccontano quel periodo, pochi anni prima delle guerre che sconvolsero la vita di tutti i cittadini afghani. Pensando all’Afghanistan oggi non vengono in mente che immagini legate a distruzione e morte, prima portata dai Talebani e poi rincarata dalla “conquista democratica” delle truppe occidentali. Kabul e le altre città del paese non sono sempre state teatro di morte e distruzione, e negli anni ’60 questo era un luogo come tanti altri, indaffarato a risolvere piccoli problemi quotidiani. Al di fuori dell’istruzione superiorePodlich era unfotografo dilettante molto prolifico e documentò l’esperienza della sua famiglia e della sua vita quotidiana a Kabulrendendo evidente fotogramma dopo fotogrammaun sereno ed idilliaco Afghanistan. Solo un decennio prima dell’invasione sovietica nel 1979, il dottor Podlich e la sua famiglia vissero l’esperienza di un paese fiorente e in via di modernizzazioneQueste immaginidel 1967-68, mostrano un netto contrasto con le scene di guerra associateall’Afghanistan di oggi. Il DR. Podlich documentò una terra liberale e uno stile di vita occidentalizzato. I ragazzi erano sorridenti, le ragazze andavano a scuola, le donne indossavano minigonne e le famiglie si godevano il calore del sole. Soltanto un decennio più tardi quelle persone avrebbero iniziato a vivere un incubo senza fine, che si protrae a tutt’oggi. Le ragazze afgane, così come i ragazzi venivano educati fino alle scuole superiori . Alle donne era dato pieno accesso all’università, così come agli uomini. 

una sarta nel suo laboratorio Kabul anni settanta

Sharing Tea & Music

Un gruppo di ragazzi beve tè e ascolta musica

Afghan High School Girls

Ragazze afghane tornano da scuola

Studentesse dell’Università ”Higher Teachers” di Kabul, dove Bill Podlich insegnò per due anni

  1. I giovani Afghani, nati e vissuti in guerra, potranno vedere il loro paese, com’era prima, con gli occhi di chi ci ha vissuto e di coloro che  lo hanno visitato prima del 79. Erano migliaia in viaggio a Oriente, Kabul, Katmandù, in fuga dall’Occidente, alla ricerca di un modello alternativo e antico, diversamente libero, in cui fedi diverse e spiritualità convivevano. Erano alla ricerca di un senso altro della vita e della comunità. Alcuni sono rimasti laggiù, altri sono tornati buddisti, induisti, sufi musulmani, altri cristiani orientali, melchiti, o grandi storici. Hanno conservato la memoria di com’erano il Pakistan e l’Afghanistan prima della guerra. Memoria di una natura straordinaria di deserti spettacolari, wadi, oasi con frutta di tutti i tipi e città di culture millenarie che aveva dato i natali a gente del tipo di Rumi Mevlana e Avicenna il maestro della medicina moderna, scienziati, filosofi, matematici, mistici, poeti. Città con mercati dove si incrociavano prodotti e idee sulle vie della seta e dell’incenso… Comunità dove l’accoglienza era sacra e l’incontro delle culture la regola. E ora possono restituire questa memoria anche ai giovani afgani e pakistani che non hanno mai potuto vedere i loro paesi in pace dal 79 in poi. La stessa cosa sarà più difficile per la Palestina giacché la sua Catastrofe ha già settant’anni e pochi ricordano com’era prima la Terra in pace.
  2. kabul

Entra in Afghanistan attraversando il confine iraniano nei pressi di Mashhad e dirigiti alla città di Herat, tappa della Via della Seta. Dopo qualche giorno prendi un aereo verso il nord-est. La realtà ha infatti il sopravvento: la precaria situazione politica in cui versa il paese e i problemi di sicurezza vi costringono a viaggiare in aereo. A Mazar-e Sharif scopri il luogo più sacro dell’Afghanistan, il Santuario di Hazrat Ali dalle cupole azzurre. Nelle vicinanze sorgono le rovine di Balkh, altrettanto suggestive, con i resti della cinta muraria e di antiche moschee. Nota un tempo come la ‘Madre delle Città’, è probabilmente il più antico insediamento del paese.

Di nuovo a bordo dell’autobus diretto a Kabul, lungo il tragitto osserva il paesaggio dove la pianura lascia gradualmente il posto ai monti dell’Hindu Kush. Lungo il Valico di Salang, la principale via di comunicazione tra l’Afghanistan del nord e quello del sud, le condizioni della strada sono migliori del solito, ma il traffico è intenso e caotico.

Godi le attrattive di Kabul, tra cui i giardini di Babur, sovrano moghul, i nove musei e la famosa Chicken Street, tappa clou dell’itinerario originale, dove ancora oggi si vendono i più disparati articoli artigianali: gioielli, tappeti, lapislazzuli e persino antichi moschetti. Abbandona Kabul a bordo di un taxi con cui raggiungerai il confine con il Pakistan, pronto ad abbandonare l’Afghanistan attraverso il Khyber Pass, porta di accesso al subcontinente indiano.

Hippies back in the 60's in Kabul.:

gli Hippy europei a Kabul negli anni settanta

l’acqua, il tempo, come nei ponti di Isfahan, attraversano i passi dell’uomo le sue riflessioni, i canto, le sue preghiere.

Baghe Babur – Kabul

Le mura di Balkh (distrutta da Gengis Khan) dove forse avuto lì la sua fase iniziale la storia indoiranica, l’antica civiltà dei Veda indiani, L’Induismo, il Buddismo e lo Zoroastrismo. La stessa storia meda e persiana. Gli arabi la chiamavano Umm al-Bilād o “Madre delle città” (cioè “metropoli”), a causa della sua antichità e della sua grandezza.La città era un tradizionale centro dello Zoroastrismo. Balkh è considerato il primo luogo in cui Zoroastro applicò la propria religione, nonché il luogo dove morì.  A Balkh nacquero Rumi detto Mevlana fondatore dei sufi dervisci mevlevi. Forse anche Avicenna era nato lì.

i resti dell’antica Balkh, la madre di tutte le città

Risultati immagini per balkh

Balkh, Afghanistan

Balkh

Balkh – Mazar as Sharif

Ghazni afghanistan The Citadel

Le rovine della città antica di Ghazny distrutta nella 1 Guerra anglo-afgana

Bamiyan, la statua distrutta dai Taliban

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partita di calcio

minareto di Jam

in Afghanistan

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Mar Tuma-Mar Musa 2017

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/rubriche/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html

MAR TUMA -MAR MUSA 2017

(LA PORTA DI SAN TOMASO E LA SUA DIREZIONE)

 sabato 5 Agosto Ore 16.30

Incontro aperto su

La Via di Padre Paolo (2)

con

Fabiana Panozzo, Yasmin Fedda, Nader Akkad, p. Jacques Frant e Immacolata Dall’Oglio, Riccardo Cristiano, Valerio Pellizzari, 

Ore 19.00 cena araba autogestita (*). 

Ore 20.45

Presentazione del libro di Riccardo Cristiano

“Paolo Dall’Oglio, La Profezia messa a tacere”

l’autore dialoga con Valerio Pellizzari 

Ore 23.00 Fine serata, a vedere le stelle cadenti o se piove a leggere racconti orientali.

 

Domenica 6 Agosto 2017

Ritrovo alle ore 9.00 all’Hospitale

Continua l’incontro aperto sulla direzione tracciata da padre Paolo e sulle sue prospettive. Saranno presenti Fabiana Panozzo (Amici di M. Musa –Verona), Immacolata Dall’Oglio, Yasmin Fedda (regista, giunge da Londra), Flavia Crisma (Amici di M. Musa -Trieste), Elisabetta Bondavalli e altri ospiti.

Eventuale camminata sulle colline di San Tomaso, visita al cimitero ebraico di San Daniele.

Ore 12.30 circa, chiusura con momento conviviale.

(*) per la cena e per il pranzo chi lo desidera può portare qualcosa della cucina siriana, vicino orientale o altro da condividere insieme.

(telefonare per eventuale accoglienza)

INFO: amicidellhospitale@gmail.com 

https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/

cell: 328 8213473

Mar Musa -Mar Tuma 2017-7 (2)

 

 

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