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L’Arsenale della Pace

ecco una via che si potrebbe realizzare

…e l’hanno fatto!

https://www.sermig.org/insieme/sostieni-gli-arsenali/sostieni-l-arsenale-della-pace.html

 

“E tu dove dormi stanotte?”

Restiamo a casa con chi una casa non ce l’ha.

L’Arsenale della Pace è da sempre un casa che accoglie. In questi giorni delicati dobbiamo rispettare severe misure di sicurezza: ci siamo attrezzati con tutti gli strumenti e le precauzioni necessarie. Ai volontari, animatori solitamente di tutte le attività, è stato chiesto di rimanere a casa. Abbiamo dovuto ridurre il numero di attività, chiudendo le scuole di restauro, di musica e l’Arsenale della Piazza.

Rimangono però aperte le nostre accoglienze. In particolare:

Accoglienza di bambini, donne e uomini in situazioni di fragilità. Circa 200 persone mangiano, dormono e vengono curate negli spazi dell’Arsenale in questa fase di emergenza. Sono uomini e donne che non hanno una casa dove stare. Sono italiani e stranieri, grandi e piccoli, vittime di violenza o della guerra, privi di diritti e di sicurezze o immigrati alla ricerca di una nuova vita. Per questo periodo di emergenza, gli ospiti sono tutti residenziali: questo permette agli operatori di controllare la situazione sanitaria degli accolti e, eventualmente, di intervenire con le adeguate misure.

 

e l’ospiteria.

https://www.sermig.org/arsenali/arsenale-della-pace/ospitalita.html

 

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Tempi impensabili

“La bellezza abita nella cura che ho per te”.

Quando Martino dopo la divisione del mantello, la notte stessa sogna il Maestro – e nel sogno lo riconosce con le stesse sembianze del mendicante di qualche ora prima – ode il suo Signore raggiante di ammirazione che racconta agli angeli del cielo il gesto di quell’uomo, destando meraviglia in esseri pur abituati alla contemplazione degli splendori del Paradiso (*). Dio ha una speciale passione per l’uomo. Per questo trova bellissimi i suoi gesti di liberazione e di riscatto della speranza e della dignità perdute. Eppure, l’insistenza su questo punto viene percepita da subito come insopportabilmente eversiva: “Costui mangia e beve con i peccatori, parla con i samaritani, con gli stranieri…”, parla con tutti coloro dai quali l’uomo accorto si tiene bene alla larga. Ma il Maestro risponde senza calcoli di opportunità con una spregiudicata cura dell’uomo ferito. Questa è la santità di Dio e non una intoccabile e impassibile separazione ma la cura e la prossimità. Al di là delle interpretazioni simboliche questa è la nostra natura, costituzione, laica. E questo dovremmo fare. In questo senso, la bellezza dei gesti d’amore supera persino quella dei princìpi della giustizia.  Il Lebbroso, ad esempio, (storia di Martino di Tours, di Sulpicio Severo) ha diritto ad essere curato, non ad essere baciato da san Martino: eppure ne ha tanto bisogno. Se ci limitassimo all’aspirazione alla giustizia realizzata, avremmo un mondo dove in molti morirebbero di freddo. “La bellezza abita nella cura che ho per te”. “L’onore di Dio risplende quando l’uomo vive”. La passione cristiana per la concretezza materiale del nostro vivere e della creazione trova origine nell’Incarnazione che ha detto di sè: “Chi ha visto me ha visto Lui” e che dunque ha rivelato tutta la pienezza della divinità proprio attraverso l’umanità che ha assunto.     

I medici e gli infermieri che mettono a serio rischio la propria vita e la perdono nella loro missione disperata per la cura dei malati oggi sono su quella linea.  Non avrebbero mai pensato di farlo ma lo stanno facendo, in migliaia.  E’ un sacrificio che resterà per sempre nella storia dell’umanità. E i volontari che sfidano le normative di quarantena e pure il giudizio sfavorevole generale per accogliere e portare aiuto ai migranti, in piena pandemia, che non sanno dove andare perché è tutto chiuso e non hanno da mangiare, da vestire e l’acqua da bere figurarsi per lavarsi, sono su quella linea. Non avrebbero pensato di farlo ma non era rimasto nessun altro.

E’ questo il tempo delle scelte impensabili

Questa è la via di San Martino (316-397 d.C.), uno dei cammini dell’Hospitale quello attraverso l’uomo L’Hospitale è da mille anni un luogo di cura, di guarigione, accoglie chi è in cammino sulle sue vie, chiunque sia: il prossimo in cammino. In questo periodo l’attenzione è per la crisi principale, la pandemia, ma anche per le situazioni critiche più trascurate, quelle che non ricevono alcun aiuto, per chi è per strada e non ha un posto dove andare, gli manca tutto, acqua, cibo, un posto per ripararsi, un paio di scarpe, uno sguardo amichevole o umano, qualcosa per vestirsi, almeno un piccolo segno di umanità, almeno una piccola parte, anche per incoraggiare per dare forza a chi si dedica da volontario con coraggio, a suo rischio, nella freddezza e indifferenza generale quando non anche ostilità.

(*) (cfr. Martino – Un Santo e la sua Civiltà – Skira a cura di A. Geretti). 

 

 

 

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Nessuno si salva da Solo

Pensavamo di restare sani in un mondo malato…

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Distanza e relazione

Il Paese più straziato

In questo tempo della crisi pandemica si affibbiano responsabilità a destra e a sinistra ma non a Dio, nessuno (si fa per dire) lo chiama in causa, nessuno (per adesso) chiede dov’è, cioè non viene “neanche calcolato”. Come se l’uomo avesse imparato a prendersi le sue responsabilità e a puntare sulle sue forze ammettendo le proprie responsabilità, i suoi errori. Qualcuno ha sbagliato, è sicuro. Di solito non siamo noi. Saranno stati i cinesi o gli americani o i russi… Complottismo o rassegnazione sul fatto che abbiamo, chi più chi meno, manipolato, utilizzato e abusato dell’ambiente, del mondo animale, dei polli, dei maiali, dei topi e dei pipistrelli e di tutto il resto. Abbiamo giocato con il fuoco pensando, alcuni, di avere tutto sotto controllo, invece siamo stati, tutti, travolti. Questa natura che abbiamo violato per troppo tempo ha fatto capire, attraverso il suo più minuscolo essere acellulare, che non è sotto il nostro controllo. Abbiamo accusato il colpo, ce la faremo ma è forse la prima catastrofe mondiale: in un mese, un essere invisibile anche ai microscopi ha fermato il mondo. Le prime a essere chiuse sono state le scuole, le chiese e i santuari. Nella storia durante le pestilenze si costruivano chiese, come quelle dedicate a San Rocco nel ‘600. In questo periodo Dio non sembra essere, per ora, chiamato in causa più di tanto. Certo, ci sono i numerosi gruppi di preghiera già attivi, oltre a coloro che colgono l’occasione del tempo libero per pregare, per riprovare a pregare insieme in vario modo, unendo vari tipi di preghiera ciascuno secondo la propria sensibilità… C’è chi prega perché vengano salvate le vite di chi è malato o esposto, chi ringrazia di non essere stato coinvolto, chi prega non in senso retributivo per chiedere la fine della prova e chi pensa che non sia “lui” a regolare la prova ma che sia la natura ad avere le sue regole, i suoi equilibri. E c’è chi prega e basta e chi non prega o pensa di non farlo.

C’è l’abisso tra chi è in casa inerme ad aspettare e chi è in trincea nelle terapie intensive e vede la morte cento volte al giorno, persone cadere come foglie, come in guerra sul Carso, scrisse Ungaretti. Vedono la morte in faccia, il passaggio tra la vita e la morte e, anche loro sul bordo della vita, sono sorpresi perché si rendono conto che la scienza non basta e trovano la preghiera come unico modo, impensabile un attimo prima, per provare a cogliere il senso di quelle vite che finiscono così, senza il conforto di un parente, di un fratello, di una moglie-marito-figlio, senza il conforto di un prete. Si muore soli.  I dottori e gli infermieri sono costretti a fare da preti e a fare anche da fratelli. Ma se tu provi a fare da fratello a uno che non è tuo parente, perché non c’è nessun altro oltre a te, allora cambia tutto. Fare da fratelli non è una cosa di poco conto, se ci provi è come ritrovare una condizione perduta. Il fratello, se ci prova, trova il fratello, anche se è una simulazione, perché la fratellanza non dorme, attende con pazienza, è latente e se la provi per caso funziona. Non sei il medico che dice alla moglie “guardi che per suo marito non c’è più nulla da fare”. Sei tu l’ultimo che può dargli l’Estrema unzione, che può benedirlo e poi piangerlo quando sarà passato oltre. Sei tu l’ultimo rimasto a dare una carezza a quel vecchio fratello che ne ha passate così tante… e che nessuno mai avrebbe pensato di abbandonare così. Questa esperienza ti mette faccia a faccia con il senso della vita e il senso del passaggio attraverso la morte perché per la prima volta è un passaggio, quello di cui ti prendi cura, per il fratello. Non è il dispiacere per una vita insieme che non tornerà, per un amore che hai ricevuto e che non avrai più. La cura, la pena, la compassione che tu hai per lui ha una gratuità che non è legata alla nostalgia di una vita perduta che conoscevi ma è legata all’altra nostalgia, quella più nascosta, più pregiata e difficile da trovare. Questa cura ha una gratuità più simile a quella compassione che ciascuno di noi forse ha sentito una volta nella sua vita, forse all’inizio. Ha a che fare con la Sua compassione, con la Sua cura e la Sua sofferenza.

Allora dov’è Dio? Sempre al solito posto, che non conosciamo, forse non seduto lontano. È il roveto ardente che brucia e non consuma e che attende di essere riconosciuto, di infiammare senza consumare, è un amore che arde dentro ma che costituisce tutto: il tutto. Non in maniera indistinta ma in modo diversificato come tutte diverse sono le relazioni. È in tutto, si diceva, e quindi anche il virus è di Dio, anche il virus non è diabolico. Anche il virus fa parte dell’equilibrio, dell’adattamento della natura, “che lui ha creato o informato”, che ha le sue leggi di equilibrio e di adattamento. Anche il virus sarà necessario evidentemente, non so, forse a mantenere la giusta distanza dagli animali, la giusta distanza tra le diversità, per consentire la giusta relazione. Una distanza violata in modo naturale o per errore ha scatenato questa catastrofe. E ora l’umanità è tenuta ad adattarsi con le sue difese naturali e di gregge, gli anticorpi o le difese attraverso la sua intelligenza strategica e la conoscenza biologica scientifica, se basta. Troveremo il modo per adattarci come è successo nell’antichità e dal ‘300 al ‘600 e nel 1918 e alla fine degli anni ’50. Anche il virus è di Dio. E noi perché preghiamo? Per mendicare la sua compassione, perché diventi occasione per comprendere il senso del passaggio alla morte, il senso e la forza della vita e della sofferenza, della fratellanza, dell’accoglienza, della paura, del coraggio e il senso della cura e della compassione che continua a creare e che sa di quella saliva impastata con la terra. E’ un’occasione e una possibilità anche per diventare più umani e per non restare disumani,  per avere pietà di noi, cura del prossimo. Per tornare a normalità in modo diverso. E’ un’opportunità di adattamento, un’occasione perché l’umanità si adatti meglio, comprenda le distanze da tenere e quelle da ridurre, il cammino da fare. Questo fa la vita quando trova un ostacolo prega e si adatta per procedere, cambia, si organizza. E questo è scritto nell’informazione iniziale che è insita nella vita, creata. E Lui che è cura e sofferenza è intimamente coinvolto in questa immane tragedia e la sua compassione si fa sentire soprattutto là in trinceaè lui il “paese più straziato”. Fuori siamo confusi tra il divertito e il terrorizzato, meno coinvolti, forse resteremo come prima. Oppure, mentre cerchiamo di vivere, salvandoci l’un l’altro, potremmo trarre da questa esperienza il giusto adattamento: ritrovare la giusta distanza con la natura, con l’umanità e il suo Senso per consentire la relazione, per fare un passo in senso evolutivo, attraverso l’umanizzazione dell’umanità, ancora troppo disumana, verso l’adesione a quel progetto d’amore, di relazione, di cura, di gratuità, di libertà. Poi viene il difficile, ma non spetta a noi, ma un tratto del cammino in quella direzione quello sì, spetta a noi, se non ora quando.

25-03-2020                                                           Amici dell’Hospitale

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Intanto la primavera prosegue

Quindici giorni fa pensavamo che nessuno potesse fermare questo mondo in caduta libera che vedeva molti costretti a spremere ogni ora del loro tempo in una corsa sfrenata e irrazionale  di consumi e spostamenti e tanti altri più o meno disperati impegnati invece ad attendere pazientemente di poterci entrare in quel mondo. Tutti sapevamo che era una follia destinata al collasso prima o poi, certo. Ma non potevamo immaginare che fosse così presto e che quell’equilibrio squilibrato fosse così precario.  In due settimane si è fermato tutto per un fenomeno più o meno naturale come lo fu l’Influenza spagnola del 1918 o la peste del periodo antico e quella del 1348, del 1360, 1370, 1380, 1399, 1410, 1420 e poi del 1511 e del ‘600: un’epidemia pandemica. Ne usciremo questo lo speriamo ma è già un’immane tragedia per migliaia di persone e famiglie. Purtroppo non sta andando tutto bene, proprio per niente.  Quasi mille morti al giorno, soli senza i propri cari, spesso senza un sacerdote, e ormai anche senza dottori. Mi ricordo nel 1996 quando parlammo per la prima volta di globalizzazione, pensai: E le epidemie, chi le fermerà? Pensavo anche alle epidemie di tipo politico-culturale. È la prima epidemia mondiale, ma non pensavamo che quel mondo fosse così fragile. Tutto basato sull’instabilità, sull’orlo della crisi: il sistema economico che consuma tutti gli altri, l’ambiente, l’umanità e la sua sanità.

Solo la primavera non ha subito rallentamenti anzi la città respira, i canali di Venezia sono trasparenti. Chi non leggeva un libro prima non lo legge neanche adesso. “Solo il mestiere del contadino si può ancora praticare”. La criminalità è gli incidenti stradali sono calati dell’80%. Sembra che sia stata dichiarato il Cessate il Fuoco generale mondiale,, sarebbe magnifico.  Le famiglie hanno ritrovato, sia pure per forza, l’intimità e il tempo libero, certo quelle che per fortuna non sono state colpite dal virus o non sono rimaste divise dai confini che sono effettivamente stati chiusi, infine, ma per chiuderci dentro. Migliaia di lavoratori stranieri sono tornati in massa ai loro paesi, e molti che già meditavano il rientro non torneranno.

La cura dell’ospedale gratuito improvvisamente è di nuovo la cosa più importante, quello che ti cura perché vali tutto a prescindere da ricchezza, status, età, e patologie pregresse.

Rimpiangiamo di non esserci stretti la mano e guardati in faccia quando potevamo, speriamo di poterlo fare più avanti.

Abbiamo di nuovo bisogno solo delle cose essenziali, cibo e cure, tutti allo stesso modo. Tutto quello che ci sembrava importante non vale più, l’epidemia ha improvvisamente azzerato tutto. Eppure per la natura tutto sembra normale, la primavera apparentemente noncurante prosegue la sua rinascita, spinta dalla forza della vita, ci mostra la via.

Nulla sarà come prima, per un po’, anche se cercheremo di tornare dove eravamo, questo è certo. La vita umana è fragile. Non possiamo essere sempre impreparati a questo. Ma qui è la comunità umana globale a mostrare la sua fragilità. Sono saltati tutti i parametri, il Nord contamina il Sud, chi era chiamato ad accogliere ha bisogno improvvisamente dell’accoglienza, anche chi non aveva bisogno di nessuno ora necessita di cibo, dell’essenziale, della cura e del sacrificio di tanti.

Ma già ciascuno pensa a come uscirne più potente di prima a spese del vicino.

La Cura

Troviamo invece che questa possa essere un’occasione chiara per provare un cambiamento. Per riprovare la cura reciproca tra comunità umane. La comunità umana globale dovrebbe riconoscersi, ritrovare coscienza di sé, del senso del suo progetto, be’ almeno cominciare riprendere un percorso consapevole.  Sembra un’utopia ma è già tutto accaduto nel tempo antico, quando è stato inventato l’ospedale gratuito, tra occidente e oriente, quello che ora ci sta salvando. Sembra difficile ma ora questa prova ci ha fatto volgere, tutta l’umanità, dalla parte giusta. La cura reciproca ha molti nomi antichi, ha a che fare con l’essenza dell’umanità, non è solo una pratica provvisoria per uscire dalla prova, ma è la via.

Allora, se non ora quando?

Cominciamo a prenderci cura di chi si sta prendendo cura di noi ora, rischiando tutto. Buona vita come dice l’amico Andrea Spinelli e buona cura reciproca.

Il cammino al tempo del virus

Non è facile parlare ancora di cammino. Quest’anno con il cammino volevamo riaprire i confini, invece i confini si stanno chiudendo di nuovo e forse per lungo tempo, gli emigrati italiani  e in genere occidentali cercano di rientrare a casa propria perché in questa crisi umanitaria all’estero non si sentono tutelati. Per almeno un anno saranno ridotti i viaggi aerei e per mare, sia per trasporto umano e sia di merci, la globalizzazione resterà sospesa, ognuno dovrà produrre parte di quello che importava, fra un anno molte cose saranno cambiate. Anche il cammino a piedi subirà un arresto temporaneo, e gli incontri pure. Saremo costretti a desiderare di riprendere il cammino e desiderare di ritrovarci. Ci farà bene. In un momento in cui il cammino stava diventando  preciso, a controllo numerico, programmato, inquadrato nella rete turistica, a numero chiuso, a prezzo fisso, prenotato per tempo… e la sorpresa e l’emozione erano ormai rarità… Tutto è spazzato via e dovremo riprendere dall’inizio. Nulla verrà sprecato.

Intanto a Gaza…

Sapevamo che la ruota gira… E ha girato. Ovviamente parliamo del nostro “primo” mondo, perché gli altri il 2° e il 3°, sono già abituati, non da mesi ma da decenni a situazioni simili, epidemie, guerra, coprifuoco… Pensiamo all’Afghanistan, agli irakeni, alla popolazione Siriana, Yemenita… Pensiamo a Gaza che è già isolata dal 2007, lì si vive da quel tempo oppressi  in condizioni precarie senza medicinali tra i ruderi, ma l’isolamento li ha per adesso preservati dal contagio ma stanno pregando per noi, per la nostra situazione. 

 

intanto…   https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-273-3/#more-1744

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MASCHERINA DI PROTEZIONE PER TUTTI

Pochi grammi di tessuto, le maschere di protezione salva vita, potevano ridurre al minimo i contagi ma non era conveniente!?  Questa è patologia più grave. Meglio attenderle mesi dalla Cina? In questi giorni in tanti hanno finalmente ricominciato a farle, a mano, in qualsiasi modo… 

  1. Dato che i positivi Covid 19 ad oggi sono oltre 30.000
  2. e si sa che gli asintomatici sono probabilmente 5 volte tanto, e costituiscono portatori sani in grado di contagiare inconsapevolmente,
  3. Dato che le mascherine sono in generale in grado di ostacolare molto la diffusione del virus da parte di chi la indossa e costituiscono anche una protezione passiva più o meno efficace anche per chi è sano (perché il tessuto e ancora meglio i filtri, trattengono le goccioline che veicolano il virus).
  4. Ciò premesso, è logico ritenere necessario far indossare le mascherine a tutti coloro che sono soggetti di incontro o lavorano insieme, e coloro che  escono di casa per andare a lavorare, a fare la spesa o ad assistere chi ha necessità….
  5. Le mascherine devono essere  a norma, nuove non usate, marchiate CE. Devono essere usa e getta.
  6. In mancanza di queste però, piuttosto di niente, si può usare una bandana di cotone da mettere davanti a naso e bocca.
  7. In questo caso ognuno deve prepararsi la bandana autonomamente, proprio per evitare contaminazioni, deve procurarsi un panno pulito e sterilizzato, indossarlo correttamente senza rigirare mai la parte esterna verso il viso. Poi una volta tornato a casa mette a lavare tutto e disinfetta.
  8. Nessuno dovrebbe uscire senza qualcosa davanti a naso e bocca perché ciascuno potrebbe essere positivo e asintomatico e contagiare altri senza sapere. In questo modo tutti saranno messi in condizione di non nuocere.
  9. ed inoltre dovendo  prepararsi per uscire, ciascuno prenderà atto che siamo in emergenza grave e se non è proprio necessario potrà anche pensare di restare a casa.
  10. Comunque valgono le regole solite: tenere le distanze sempre, meglio 2 metri (perché 1 metro sta poco a diventare 50 cm), quando si torna a casa lavarsi mani e cambiarsi subito e lasciare vestiti e scarpe fuori portata. Massimo rigore sulla pulizia.

 

 

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Il cammino continua

La lavanda dei piedi

https://www.triesteprima.it/cronaca/coronavirus-trieste-reportage-18-marzo-2020.html

https://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2020/02/28/i-rifugiati-tentano-di-raggiungere-leuropa-da-edirne_48ccc565-712a-49a0-8149-72236c200fa0.html

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Incontri e Cammini Primavera 2020

(Rinviato) 

Incontro sulla Via di Gerusalemme

Gaza: La Striscia Mancante.

Incontro con

Sabina Candusso e Angelo Floramo 

l’invito con i dettagli è in corso di scrittura, ecco i precedenti incontri sul tema

La Via della Seta il tratto mancante la via Maris

Via Maris Alessio Persic

Cardini -Via Seta-Via Maris

inoltre

sabato 4 Aprile 2020

Quinto Cammino delle Palme 

(Rinviato) 

da Muzzana ad Aquileia

a piedi lungo la laguna di Marano e Grado sull’antica Via Burdigalense documentata nel 333 d.C.

il Cammino è verso il Sansepolcro di Aquileia del XI sec.

un gruppo proseguirà verso Fiumicello a trovare Giulio

Maggio – Giugno 2020

(DA RIORGANIZZARE) 

XII Cammino sulla Via di Allemagna

Cammino sulla Romea Strata

da Vehlerad ad Aquileia

un gruppo partirà da Chestochowa e da Cracovia (Polonia) a Vehlerad

Partenza del cammino da Vehlerad (Cekia), la città di Cirillo e Metodio e poi da Brno a Vienna e a Klaghenfurth (Austria), a Tarvisio, Venzone, Gemona, Osoppo, San Tomaso di Majano, Udine, Aquileia.

Circa 1400 km a Piedi, un cammino organizzato insieme a italiani, austriaci, polacchi, ceki, centinaia di pellegrini di tutta europa cammineranno insieme, chi farà tutto il cammino, chi farà solo un piccolo tratto, ma è un cammino decisivo per far rinascere l’intera via di Allemagna, Cracovia – Aquileia – Concordia, l’antica Via verso l’ Adriatico superando i confini che l’hanno frammentata in piccoli cammini locali negli ultimi seicento anni. 

 

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