Buon Natale e cammino dell’Inizio

Cammino dell’inizio San Tomaso 2018

Beit Shaur

non molto lontano da qui c’è chi sta molto peggio di noi… o forse è più vicino al Signore

Ti mando una foto molto cara…. dove mi sono messo a pregare attendendo la santa messa della notte. Il luogo è veramente magico

                                                              Fra’ Diego

Romitorio del Getsemani – Jerusalem, Palestina, Israel.

 

 

PARLA GIUSEPPE

(… mentre cercava un’ostetrica ebrea nella regione di Betlemme)

“Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai nell’aria e vidi l’aria colpita da stupore; guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi (…) i visi di tutti erano rivolti a guardare in alto. [3] Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull’acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro corso”.

Protovangelo di Giacomo (II-IV sec.)

dagli Amici dell’Hospitale

Buon Natale 

di pace, di libertà e di cura reciproca

e l’invito al

CAMMINO DELL’INIZIO 2017-18

cammino inizio 17-18 (clicca)

La notte di San Silvestro


ci vediamo all’Hospitale di san Giovanni, il nostro “altrove”

a San Tomaso di Majano, per questo nuovo inizio

nella semplicità e nell’accoglienza reciproca dell’Hospitale

dedicato a Padre Paolo Dall’Oglio 

il 31-12-2017 alle ore 20.00

Alle ore 20.30 partenza per il cammino a piedi, notturno (circa due ore in tutto), sui colli di San Tomaso, fino ai Prâts da Mont e ritorno per la S. Messa di fine anno, alle ore 22.30.

Dopo la Messa, brindisi e auguri per il passaggio al 2018

a tutti Buon Natale e Buon Inizio
dagli Amici dell’Hospitale

Il cammino dell’Inizio è il passaggio notturno sui colli, dal mondo che finisce al mondo che inizia, come i pastori di Beit Shaur scesero le montagne, quella notte, verso Betlemme in Palestina, dove l’impensabile stava accadendo. Questo cammino si svolge dal 2012 ed è nato sulla scia del Cammino della Pace di Zuglio.

 

La riflessione di Padre Leone

Mi si chiede di scrivere ‘parole vere’, poche ma ‘vere’ per l’evento del Natale 2017.
Si usa spesso, anche nelle prediche, questo aggettivo e il suo avverbio: rafforzando l’impressione che il nostro linguaggio sia sostanzialmente una forma di falsità e nasconda sempre quanto invece andrebbe detto.
O forse, e meglio, l’impressione che la verità abiti un po’ più lontano dalle parole che usiamo.

Ci sono parole che non prendiamo in prestito e che ripetiamo tremando, sempre increduli, di quella incredulità che nasce dalla meraviglia, dall’impossibile che si rende possibile e che porta Dio a casa nostra.
Altrimenti che impossibile sarebbe!

Forse occorre fermarsi, arrestarsi, con la volontà di inchiodarle alle pareti del cuore, della memoria; nello scrigno delle convinzioni profonde, lì dove depositiamo leggermente i volti di chi amiamo o abbiamo amato, le esperienze di fuoco che ogni tanto ci sono concesse, così forti che chiedono di lasciare traccia, di venire incise.
Sì, noi facciamo tante cose, diciamo tante cose, guadagniamo tanti meriti e riconoscimenti: ma il meglio di noi che ci é stato dato, continua a esserci dato, vieni da fuori, è grazia.

Per questo piacciono Zaccaria, Elisabetta, Simeone e Anna, i pastori, i magi, Giuseppe e Maria, la Vergine-Madre; persone attraverso le quali si esprime la grazia di una presenza impossibile ma vera: il presepio.
Mentre sopra di noi, nella notte, i cieli si riempiono del canto degli angeli e la terra si riempie di pace, nascostamente in quella notte,- ma anche ora, perchè é la Vergine che concepisce il Figlio, é Dio che prende casa fra noi é, la salvezza che illumina la notte.

Parole piene, gravide, quelle di Luca nei primi due capitoli di Vangelo…
Pellegrini, prendete la bisaccia e il bastone e andiamo anche noi a Betlemme, a vedere quello che il cielo ci ha fatto conoscere.
Non lasciamo che quel Bambino nasca al mondo senza desiderio di adorarlo, senza cogliere la pienezza di Grazia su grazia che Egli è venuto a spargere.
Cerchiamo anche noi Colui che é nato, Colui che ci é stato dato, ma che ormai é qui, ovunque: la sua misura coincide con la misura di ogni uomo, più comodo se é povero, svuotato di sé, definito dal suo desiderio. Dalla sua attesa.

“Concepirai un Figlio, lo darai alla luce, lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo”
‘Benedetto il frutto del tuo grembo e benedetta te che hai creduto’
‘Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo … Sole che viene a visitarci sorgendo dall’alto per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte’
‘Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia’
‘Il Verbo si é fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria di unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità’.

Queste cose accadono nella notte, quando gli uomini dormono, quando il silenzio invade la terra.
E’ in questa situazione che Dio viene tra noi, come un bambino che si perde nel nostro buio.

padre Leone Tagliaferro

La riflessione di don Giorgio Scatto – Comunità di Marango

Un augurio per un Santo Natale da tutti noi della comunità di Marango!
Questo è il nostro presepe con quel che resta di statue e statuine provenienti dall’Iraq.E’ stato composto dalle nostre amiche di Casa Madia di Bergamo.Di seguito la descrizione.
Cominciamo da una grotta, da qualcuno come Maria che docilmente sa dire Si’, che ha voglia di fare casa e metter su famiglia…
I colori del presepe: il sabbia come  la terra da cui veniamo e di cui ci nutriamo,  il rosso per dire l’ umanita’ ferita, umiliata, avvelenata dal male che pero’ porta gia’ in se’ la promessa dell’ oro di Dio e infine l’ azzurro ci ricorda il cielo che ci abbraccia con la sua luce carica del desiderio di pace.
Vicino alla culla che ospita il bambino di Nazareth, tante culle vuote per dire che l’ incarnazione e’ possibile ovunque e in ogni tempo.
Ci sono pastori e magi, vengono da diverse strade ma tutti si incamminano sui cocci della loro vita…partiamo da dove siamo, dalle nostre piccole e singolari storie segnate da continuita’ e interruzioni..
A vegliare il volto di Maria che con la sua dolcezza scolpita dalla storia e’ custode di pietas verso ogni vita che si mette in cammino.                           Ad avvolgere il presepe elementi naturali perche’ siamo parte di un cosmo, di una creazione che respira all’ unisono…tutto si predispone ad accogliere la rivelazione del Natale.
Infine una scritta:  Qaraqosh-Iraq perche’ Dio si incarna in ogni storia anche nel dramma piu’ profondo e continua ad essere promessa di vita nuova, piccola luce che non smette di ardere.
Un presepe a cielo aperto   che ci chiama a uscire dalle nostre certezze e abitudini per lasciarci incontrare dal mistero.

don Giorgio Scatto- comunità di Marango

 

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LUCE DI BETLEMME 2017

IN CAMMINO A PIEDI

SABATO 16 DICEMBRE

Ritrovo alle 7.45 alla stazione di Cervignano con le lanterne

ore 8.00 partenza in cammino a piedi verso StrassoldoPalmanova, Lauzacco,

arrivo alle 16.00 c.a. al Parco Baden Powell di Udine

 

DOMENICA 17 DICEMBRE

partenza con le lanterne ad olio accese alle 8.00

dal santuario di Madonna delle Grazie in Piazza 1° Maggio a Udine,

si uniscono al Cammino anche gli Amici di Totò con 6-7 asinelli

si procede attraverso le colline di Moruzzo

pranzo al sacco alle 12.30 c.a a Colloredo di Monte Albano

arrivo alle ore 16.00 presso il Santuario di Comerzo

alle ore 16.30 presso la scalinata del Centro Comunitario di San Tomaso

andiamo incontro alla Luce 

arrivo all’Hospitale verso le 17.00 –

17.30 S. Messa nella Chiesa di San Giovanni 

concerto del Cantiere Armonico di Udine

  LUX FULGEBIT

 Segue la distribuzione della Luce e un momento insieme all’Hospitale

Tutti i particolari negli allegati, anche per chi desidera fare tutto il cammino o parte di esso.

 

per il 31 dicembre 2017 seguirà l’invito per il

 Cammino dell’Inizio 2017-2018

 

Info: cell. 328 8213473 (M) cell. 339 5667905 (L)

mail: amicidellhospitale@gmail.com  blog:https://hospitalesangiovanni.wordpress.com

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Lettera di 600 famiglie dei Gruppi di Acquisto alla Prefetta di Pordenone

I Gruppi di Acquisto Solidale  del territorio di Pordenone hanno ritenuto doveroso interrogarsi sul proprio ruolo nei confronti dei richiedenti asilo sul territorio e prendere posizione pubblica su quanto sta avvenendo. La discussione ha coinvolto, fin dall’inizio dell’anno, diversi Gruppi, portando alla estensione della lettera che alleghiamo, consegnata alla Prefetta di Pordenone il 5 dicembre e oggi resa pubblica. Fanno riferimento ai gruppi firmatari circa 600 famiglie.

Clicca     lettera_GAS 

Fiduciosi in un vostro riscontro

per i firmatari

Carlo Mayer

349 4138338

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Gianfranco Pittino

Grazie Gianfranco per averci accolti in cammino in giugno e averci rivelato i segreti della basilica paleocristiana di Invillino e i risultati dei tuoi scavi giovanili in quel sito straordinario. Non dimenticheremo quel giorno caldo del nostro incontro,   torneremo a trovarti tra quei mosaici così preziosi e antichi e così simili a quelli di Aquileia, di Concordia e di Gerusalemme. Grazie Gianfranco ti sia dolce il passaggio. Amici dell’Hospitale.

 

1 Commento

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incontri novembre 2017 dedicati a padre Paolo

Domenica 19 Novembre 2017 ore 20.30

(preaccoglienza 18.30) 

sarà all’Hospitale di san Giovanni di san Tomaso di Majano

 Monika Bulaj

Cammino a Oriente

invito: Monika Bulaj (clicca)

 

 con il sole, la luna, le stagioni, con i pellegrini, i fuggiaschi, i nomadi e i loro dei, che li seguono come sterne dietro una nave.

dai Balcani all’Afghanistan,  dall’Africa, dal Magreb, al Cuore dell’Asia,

alla fine della Via, dove inizia.

incontri di luce e ombra

“frammenti in cui si può trovare ancora l’immagine intera del mondo, o s’è perduta, come la lingua di Adamo”.

da vedere questi video:

“La Luce si può vedere solo nel riflesso”

“Sto cercando qualcosa che ho visto già ma non lo trovo ancora non riesco a inquadrarlo ma so che c’è ed è molto vicino”

“Mi piace il pensiero che ci siano luoghi dove il sacro rompe i confini. Luoghi, momenti, atmosfere in cui i Popoli del Libro rivelano la propria parentela e l’appartenenza a una stessa famiglia umana, con o senza Libro. Danze, sfioramento di corpi, carezze alle reliquie. Passaggio della soglia tra sacro e profano, tra luce e ombra. E ancora: infinita ripetizione, prostrazione, sgranare di rosari. Si tratta di luoghi, suoni, gesti, atmosfere, abbigliamenti, luci, percorsi che talvolta inaspettatamente e dolorosamente disvelano una verità comune sulle cose. Questo è un viaggio attraverso una mappa celeste che ignora i muri eretti dai predicatori del conflitto globale, dal cuore dell’Asia all’America Latina, dal Maghreb al Medio Oriente”.

“Ho provato, camminando, a raccontare dei popoli erranti minacciati dalla follia dell’uomo. Del loro legame con la terra, il fiume, l’albero, la montagna. Dell’identità e dell’esilio, dell’appartenenza e dell’esclusione. Del bello e dell’inviolabile santità dell’essere umano, ritrovati nei luoghi più infelici del pianeta. Camminando con il sole, la luna, le stagioni, con i pellegrini, i fuggiaschi, i nomadi e i loro dei, che li seguono come sterne dietro una nave.

Questo lavoro è cambiato negli anni. All’inizio documentavo piccole e grandi religioni all’ombra di guerre antiche e recenti, e sulle loro ceneri. Poi, ad un certo punto, sono state le mie immagini a cercarmi, a parlare da sole, raccontando delle preghiere e dei sogni, dell’acqua e del fuoco, della memoria, del teatro della festa dei morti, della via dei canti. Ora quello che faccio è una cosa semplice, quasi infantile: raccolgo schegge di un grande specchio rotto, miliardi di schegge, frammenti incoerenti, pezzi, atomi, forse mattoni della torre di Babele. Forse questo può fare il fotografo, raccogliere tessere di un mosaico che non sarà mai completo, metterle nell’ordine che gli sembra giusto, o forse solo possibile, sognando quell’immagine intera del mondo che magari da qualche parte c’è, o forse c’era e s’è perduta, come la lingua di Adamo.”

Monika Bulaj

http://www.monikabulaj.com/biografia/

 

INCONTRI GIA’ EFFETTUATI

Venerdì 17 Novembre 2017, ore 20.30

per il compleanno di padre Paolo Dall’Oglio

all’Hospitale di San Tomaso

Mario Turello 

terrà una conferenza su una storia antica della cristianità:

I Sette Dormienti di Efeso

Il tempo della Cristianità

i 7 dormienti (clicca) 

I Sette Dormienti di Efeso. La storia si svolge a Efeso. Condannati a morte in quanto cristiani dall’imperatore romano Decio, la pena viene sospesa e loro si ritirano a pregare in una caverna. Scoperti vengono murati dentro vivi mentre stanno dormendo. Secondo la tradizione diffusa dall’Europa alla Cina, 250 anni dopo nella prima metà del V sec. alcuni muratori creano un varco nel muro e i 7 si svegliano, uno di loro scende in città per prendere da mangiare e scopre che la città è cambiata… i 7 scoprono così che non solo nella città ma in tutto il mondo circostante tutti sono diventati cristiani.

Perirono lo stesso giorno del loro risveglio.

La loro preghiera incondizionata era stata corrisposta, ricambiata puntualmente ma in un tempo differito, la storia così sembra avere un verso, anche se sembra impigliarsi e retrocedere,  ha un senso e un suo tempo.

affresco dei Sette Dormienti nella Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano

la tradizione storica, la condivisione con le altre fedi, una storia molto cara anche a uomini-ponte come Charles de Foucauld, Louis Massignon e p. Paolo Dall’Oglio

dice padre Paolo Dall’Oglio: “Perchè l’evangelizzazione possa compiersi in maniera trasfigurante piuttosto che sfigurante, sono necessarie generazioni di persone radicate in silenzio anime donate amorose. Ci vogliono molte lacrime. Quando lo spirito è presente può produrre un battesimo di Lacrime. (…) Non c’è niente di urgente davanti all’Eternità. Eppure nel quotidiano tutte le cose sono da fare, e presto. Paziente ed impaziente, Dio ci invita a girare e rigirare una clessidra che scorre all’infinito. E se ci ha messo così tanto tempo, se ha aspettato milioni di anni per compiere l’umanizzazione, siamo così sicuri che abbia così tanta fretta di attuare la cristianizzazione?   Il lavoro di “dissodamento” abbozzato da Charles de Foucauld presso i tuareg di Algeria potrebbe durare secoli prima di dare frutti. Che cosa fa Charles de Foucauld nel cuore del deserto algerino? Non converte nessuno si posiziona lì semplicemente come un granello di lievito. Anch’io cerco l’incontro con umiltà per provare l’universalità del messaggio di Cristo. Spingo questa logica più lontano che posso senza sapere dove ci condurrà. Penso che i risultati ci stupiranno alla fine dei tempi. Io ho solo una notte da giocarmi e così offro tutta la mia esistenza. I frutti possono restare invisibili per millenni che mi importa!”

“chi non l’avrà tenuta per sé… non la perderà mai” (Mt 10.39)

(*) Mario Turello, critico letterario, giornalista, studioso di testi storico-religiosi.

 

 

 

 Sabato e Domenica 11 e 12 Novembre 2017

Cammino di San Martino

Primo cammino europeo

a 1700 anni dalla nascita di San Martino

tutti sono invitati in Cammino a piedi da Smartno Brda in Slovenia a San Martino Del Carso, a Doberdò del lago (pernottamento), a San Canzian d’Isonzo, a Fiumicello, fino ad Aquileia

a vedere i mosaici come li vide lui appena finiti nei primi anni venti del IV sec.

(clicca)     cammino di San Martino

ed ecco l’invito al cammino (clicca): san martino novembre 2017

DOMENICA 12 NOVEMBRE ORE 15.00

alla Basilica di  Aquileia

all’arrivo del cammino di San Martino sarà presente

Alessio Persic

professore di Agiografia e di Storia della Chiesa Antica e Patrologia all’Università Cattolica di Milano

ci  parlerà di

San Martino protomonaco d’occidente e testimone della spiritualità di Aquileia cristiana

dei primi anni 20 del IV sec.

 

 

 

 

Domenica 5 Novembre 2017 Ore 17.00,

All’Hospitale

don Dino Pezzetta

teologo, presenta il suo libro

Martin Lutero. Uomo fra i tempi

e dialoga con l’antropologo

Gian Paolo Gri

A 500 anni dalla Riforma (1517-2017), ed. Olmis

500 anni sono tanti: qual è il significato di Lutero oggi, quale il suo patrimonio ideale di fede e cultura per la contemporaneità? 

Lutero 500 (clicca)

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TV 2000 ALL’HOSPITALE

TV2000 è venuta all’hospitale per le riprese della trasmissione “Borghi d’Italia” che sarà trasmessa su canale 28 più avanti e sarà pubblicizzata con anticipo!
Grazie a tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita dell’evento! La Comunità Collinare che ha contattato i produttori delle migliori specialità del territorio!
Lo chef Manuel Marchetti che ha preparato con maestria i nostri piatti tipici e li ha presentati.
Gli amici dell’hospitale che si sono prodigati in vari modi.
Grazie alla troupe e al regista Placidini per la sua gentilezza, pazienza, cordialità e la sua bravura!

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Sarà una bella pubblicità per l’hospitale e tutto il nostro territorio!

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in cammino con l’asino

festa per i dieci anni dell’associazione Amici di Totò.

Passeggiate, giochi e cultura per tutte le età, in cammino insieme con gli asini:

Domenica 1 ottobre

presso l’Hospitale di San Tomaso di Majano

Con gli asini si scopre una nuova velocità ancora più lenta che consente di entrare in sintonia con la diversa abilità, con l’alterità, con lo straniero, con l’incomprensibile forse anche con il nemico. L’asino ti costringe a soffermarti, ad aspettare il tempo dell’altro, a negoziare il tempo e lo spazio, la direzione verso cui procedere. L’asino ti fa trovare il tempo giusto e ti fa condividere lo spazio in quel tempo. Ti fa porre attenzione alla biforcazione, rende semplice l’ascolto a 360°. Riducendo la velocità del cammino trovi nuovi mondi e dimensioni. Relazioni altrimenti imbarazzanti e impossibili diventano normalissime.

“Un asino dai passi uguali, compagno del tuo ritorno,

scandisce la distanza, lungo il morire del giorno.”

(Fabrizio de Andrè)

 

Victor Hugo, Il rospo

Un gruppo di ragazzi tortura un rospo e lo abbandona in mezzo alla strada perché sia schiacciato da un carro, ma l’asino che conduce il biroccio, pur frustato e sanguinante, lo risparmia.

In questo emozionante racconto, Hugo, che era tra i giovani torturatori, pone a confronto l‘ottusità inconsapevole del giovane uomo (o dell’uomo, tout court) con la materiale consapevolezza dell’animale. Echi schopenhaueriani nella conclusione. Cosa ne sappiamo noi? Chi dunque conosce il fondo delle cose?
Il tramonto sfavillava fra le nuvole rosa;
Era la fine d’un giorno di tempesta, e l’occidente
Tramutava l’acquazzone in fiamma nel suo braciere ardente;

Sul ciglio d’un sentiero, vicino a una pozzanghera,
Un rospo guardava il cielo, abbagliato, affascinato;
Serio, egli meditava; l’orrore contemplava lo splendore.
(Oh! Perché la sofferenza e perché la bruttezza?

Ahimè! Il basso Impero è pieno di Augustucoli,
I Cesari di misfatti, i rospi di pustole,
come il prato di fiori e il cielo di sole!).

Le foglie bagnate s’imporporavano sugli alberi;
L’acqua luccicava, in mezzo all’erba, sul sentiero;
La sera si dispiegava come un vessillo;
Gli uccelli abbassavano il canto indebolito durante il giorno;

Tutto s’acquietava d’intorno; e, in pieno oblio di sé,
Il rospo, senza timore, senza vergogna, senza collera,
Dolce, ammirava la grande aureola del sole;
Forse il maledetto si sentiva benedetto.

Non v’è un solo animale che non abbia un riflesso d’infinito;
Non v’è pupilla abietta e vile che non tocchi
La vetta in un lampo, sia essa tenera o selvaggia;
Non v’è mostro, disprezzabile, torbido, impuro,
Che non abbia l’immensità degli astri negli occhi.

Un uomo che passava notò l’orrida bestia,
E, rabbrividendo, gli mise un piede sulla testa;
Era un sacerdote che stava leggendo un libro;
Poi una donna, con un fiore sul corsetto,
Gli ficcò nell’occhio la punta dell’ombrello;

Il sacerdote era vecchio, la donna era bella.
Spuntarono quattro scolari, sereni come il cielo.
-Ero bambino! Ero piccolo! Ero crudele!-

Chiunque in questa terra, ove la purezza dell’anima è spesso
Una chimera, potrebbe iniziare così la recita della sua vita.
Si hanno il gioco, l’ebbrezza e l’alba negli occhi,
Si ha una madre, si è degli scolari gioiosi,

Dei piccoli uomini felici, che respirano l’atmosfera
A pieni polmoni, amati, liberi, contenti; che fare
Se non torturare qualche essere sventurato?

Il rospo saltellava verso il fossato del sentiero.
Era l’ora in cui nei campi si azzurrano gli orizzonti;
Selvatico, egli cercava la notte; i ragazzi lo scorsero
E gridarono: “Ammazziamo quest’animale schifoso!
E siccome è così brutto, facciamogli anche del male!”

E ognuno di loro, ridendo –il ragazzo ride quando uccide-
Si mise ad infilzarlo con un ramo puntuto,
Allargando la cavità dell’occhio maciullato, infierendo
Sulle ferite, rapiti, compiaciuti di ciò che accadeva;

I passanti ridevano; e l’ombra sepolcrale
Copriva questo nero martirio privo di rantoli,
E il sangue, spaventoso, colava da tutte le parti
Sulla povera creatura, la cui sola colpa era d’esser brutta;
Egli fuggiva; aveva una zampa fracassata;

Un ragazzo lo colpiva con un badile scheggiato;
E ogni colpo faceva schiumare quel proscritto
Il quale, anche quando il sole sorrideva su di lui,
anche sotto il grande cielo, strisciava nel fondo d’un fosso;

E i ragazzi dicevano: “E’ malvagio! Sbava!”
La sua fronte sanguinava; il suo occhio penzolava; fra il rovo
E la ginestra, raccapricciante a vedersi, egli avanzava;
Si sarebbe detto che uscisse da qualche terribile gabbia;

Oh! Quale oscuro atto, peggiorare la miseria!
Aggiungere l’orrore alla difformità!
Distrutto, sballottato fra i sassi,
Continuava a respirare; senza riparo,
arrancava; si sarebbe detto che la morte, schizzinosa,
lo trovasse così orrendo da rifuggirlo;

I ragazzi volevano prenderlo in un laccio,
Ma egli scappò loro, scivolando lungo una siepe;
Il passaggio era sgombro, vi trascinava le sue piaghe
E ci si inoltrava, insanguinato, sfiancato, il cranio squarciato,

Avvertendo brividi di freddo in quella verde cloaca,
Lavando la crudeltà dell’uomo in quella melma;
E i fanciulli, con la primavera sulle gote ridenti,
Biondi, graziosi, non s’erano mai divertiti tanto;

Parlavano tutti assieme e i grandi ai più piccoli
Gridavano: “Venite a vedere! Adolphe, Pierre, che ne dite?
Finiamolo con una grossa pietra!”
Tutti assieme, su quell’essere dall’esecrabile destino,
Essi appuntarono gli sguardi, mentre il disperato
Vedeva incombere su di lui quei visi spaventosi.

Ahimè! Magari avessimo delle mete, senz’avere dei bersagli;
Quando miriamo un punto dell’orizzonte umano,
avessimo la vita, e non la morte, nelle nostre mani.-

Tutti quegli occhi seguivano il rospo nel fango;
esprimevano al tempo stesso furore ed estasi;
Uno dei fanciulli ritornò, portando con sé una lastra di pietra,
Più pesante ancora per averla sollevata malagevolmente,

E disse: “Adesso vedremo come se la caverà.”
Ora, in quel medesimo istante, proprio in quel punto della terra,
Il destino faceva sopraggiungere un carro molto pesante
Trainato da un vecchio asino storpio, magro e sordo;

Quest’asino sfinito, zoppicante e penoso,
Dopo un giorno di marcia si approssimava alla stalla;
Tirava il carretto e portava un paniere;
Ogni passo che faceva sembrava fosse il penultimo;

Quest’animale avanzava estenuato, battuto,
Tempestato da un nugolo di colpi;
Aveva negli occhi offuscati dai fumi della fatica
Quell’enigmatica espressione che pare ottusità ma è stupore;

La carreggiata era impervia, piena di fango,
E in quei solchi così aspri ogni giro di ruota
Dava come un lugubre e rauco strappo;

L’asino arrancava gemendo, il barrocciaio bestemmiava;
La strada declive pressava il carro dietro il povero animale;
L’asino meditava, sottomesso, colpito dalla frusta e dal bastone,
E il suo pensiero toccava una profondità sconosciuta all’uomo.

I ragazzi, avvertendo il rumore di quelle ruote e di quel passo,
Si voltarono chiassosamente e videro il carretto:
“Eh! Non far cadere la lastra di pietra sul rospo. Fermati!”

Gridarono. “Guarda, sta giungendo quel carro
E gli passerà sopra, sarà molto più divertente.”
Tutti si misero ad osservare. D’improvviso, avanzando pel sentiero
Ove la martoriata e orrida creatura attendeva il supplizio finale,

L’asino vide il rospo e, triste – ahimè! Chinandosi
Verso chi era ancora più triste-, oppresso, sfinito, cupo,
Abbassò il muso fin quasi a terra e parve fiutarlo;
Questo forzato, questo dannato, questo pio martire, lo graziò;

Rinfocolò le proprie forze ridotte al lumicino e, tendendo
La catena e la cavezza sui suoi muscoli insanguinati,
Opponendosi al barrocciaio che gli gridava: “Avanti!”,
Dominando la spaventosa vicinanza del suo fardello,
Affrontando la sfida pur con la sua spossatezza,
Tirando il carro e sollevando il basto,
Stravolto, portò a deviare l’inesorabile traiettoria della ruota,
Lasciando vivere dietro di lui quel miserabile;
Poi, ricevuto un colpo di frusta, riprese il suo cammino.

Allora, liberando le mani dalla lastra di pietra che scivolò via,
Uno dei fanciulli – proprio quello che racconta questa storia –
Sotto l’infinita volta del cielo azzurro e tenebroso a un tempo,
Ebbe modo di udire una voce ferma che gli disse: “Sii buono!”
La bontà nell’incoscienza è il diamante in mezzo al carbone!

Il divino enigma della luce maestosa che squarcia le tenebre!
L’armonia celeste nulla avrebbe più delle cose morte,
Se le cose morte, triste accozzaglia di castighi e cecità,
Riflettessero, e, private d’ogni gioia, provassero pietà.

Oh, quale ineffabile spettacolo! L’ombra misericordiosa,
L’anima costretta al buio soccorre l’anima nelle tenebre,
L’idiota, mosso a compassione, si curva sull’essere ripugnante,
Il buon dannato dà speranza a chi è stato accusato di malvagità!

L’animale che si eleva, mentre l’uomo indietreggia!
Nell’irreale serenità del pallido crepuscolo,
L’orrenda bestia meditò per un istante e scoprì d’esser parte
Di quella misteriosa e profonda dolcezza;
Bastò che un lampo di grazia splendesse nel suo essere
Per renderla del tutto simile a una stella eterna.

L’asino che era rientrato la sera, sovraccarico, distrutto,
Morente, e sentiva sanguinare i suoi poveri zoccoli consunti,
Aveva fatto qualche passo in più, aveva scartato e deviato
Per non schiacciare un rospo nel fango.
Quest’asino meschino, sudicio, straziato dai colpi di bastone,
Ha mostrato d’esser più nobile di Socrate e più grande di Platone.

Che vai cercando, filosofo? Oh, pensatore, stai elucubrando?
Volete forse trovare la verità fra queste nebbie maledette?
E allora credete, piangete, immergetevi nell’insondabile amore!
Chi è buono vede chiaro quando giunge all’oscuro bivio;
Chi è buono dimora in un angolo di cielo. Oh, saggio,

La bontà che rischiara il volto del mondo,
La bontà, questo sguardo ingenuo del mattino,
La bontà, limpido raggio di sole che scalda l’ignoto,
L’istinto che, nella tenebra e nella sofferenza, ama,
E’ quel legame ineffabile e supremo
Che equipara nell’ombra – ahimè, spesso così lugubre! –
Il grande innocente, l’Asino, a Dio il grande sapiente.

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