Una fiaccolata per padre Dall’Oglio. 13 febbraio

https://it-it.facebook.com/Repubblica/videos/856023664745342/

 

http://www.articolo21.org/2019/02/una-fiaccolata-per-padre-dalloglio-roma-13-febbraio/

ALL’HOSPITALE DI SAN TOMASO DI MAJANO

Mercoledì 13 Febbraio ore 18.30  

La Fiaccolata per 

Padre Paolo Dall’Oglio

Incontro di preghiera, pensiero, attesa  

e un piccolo percorso con le fiaccole,

In contemporanea e in collegamento con Piazza dell’Esquilino a Roma 

e con altre associazioni italiane

L’associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio, sentiti i familiari del gesuita romano, promuove una fiaccolata per Paolo, gli ostaggi che sarebbero con lui e tutte le migliaia di siriani e anche stranieri sequestrati o arbitrariamente detenuti da anni in Siria. 

ecco il loro appello:

Accenderemo per loro una luce, simbolo proprio dei credenti come dei non credenti, per dire che noi non li dimentichiamo. Lo faremo alle 18,30 di mercoledì 13 febbraio a Piazza dell’Esquilino, davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, luogo scelto in segno di affetto e riconoscenza per la profonda fede del nostro amico Paolo, gesuita e monaco, fondatore della Comunità di Mar Musa. Lo facciamo ora che voci plausibili ma non confermate parlano di una sua ipotetica esistenza in vita; speriamo che quella luce ci aiuti a uscire dal buio in cui brancoliamo dal 29 luglio del 2013, lo stesso buio che avvolge chiunque abbia caro uno o una delle migliaia di siriane e siriani sprofondati in questo incubo. La disumanità di questa condizione ci ferisce ogni giorno di più. Non si tratta di chiedere qualcosa, ma di garantire a Paolo e a tutti gli altri un’ora di affetto, solidarietà, vicinanza. Le nostre luci resteranno accese davanti a Santa Maria Maggiore fino alle 20,00.

 Info: amicidellhospitale@gmail.com  hospitalesangiovanni.wordpress.com 3288213473

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Sulla via di Francesco, aspettando Paolo

Ottocento anni fa San Francesco salpava da Ancona alla volta della Terra Santa, a Damietta incontrò il sultano Al-Kamil, un incontro che ha dato frutti, pace per lunghi  secoli di dialogo e convivenza tra Cristianità e Islam. Quella Via è stata ripristinata, ripresa da padre paolo Dall’Oglio, anche da Concilio Vaticano II e ora da papa Francesco.

il Papa nel suo intervento: «Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro. Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture. È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace».

https://www.oasiscenter.eu/it/papa-francesco-negli-emirati-percorso-su-cui-scommettere

Ad Abu Dhabi il pontefice e l’imam di al-Azhar hanno firmato un importante documento. Perché è rilevante e quali sono le novità

Ultimo aggiornamento: 07/02/2019 14:54:30

Nel dialogo – diceva un esperto in materia come il domenicano egiziano Georges Anawati – ci vuole una «pazienza geologica». Negli ultimissimi anni, tuttavia, il cammino ha avuto un ritmo più sostenuto. Un ruolo rilevante l’ha giocato, suo malgrado, il jihadismo terrorista, che ha spinto leader e intellettuali musulmani a dissociarsi con maggior chiarezza dalla violenza perpetrata in nome di Dio. E un contributo decisivo è arrivato anche in questi giorni da Papa Francesco e dal Grande Imam dell’Azhar Ahmad al-Tayyeb.

 

Nel 2016, quando i due si erano incontrati dopo cinque anni di crisi diplomatica tra la moschea-università del Cairo e la Santa Sede, il Papa aveva dichiarato che proprio l’incontro era il messaggio. Tre anni più tardi questo messaggio si arricchisce del sorprendente “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato da Francesco e da al-Tayyeb ad Abu Dhabi davanti a una platea di rappresentanti religiosi di ogni fede e provenienza. Il testo, che indica «la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio», si situa nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II, come ha specificato il Papa durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dagli Emirati, invitando a un ulteriore avanzamento. Non mancano infatti gli elementi di novità, a partire dal metodo con cui la dichiarazione è stata prodotta. Lo ha sottolineato Adrien Candiard, uno dei frati domenicani che all’IDEO del Cairo portano avanti il lavoro avviato da Anawati:

il testo è scritto a quattro mani. È intriso di riferimenti alla fede cristiana e quella islamica; attinge alle due tradizioni. È insieme che questi due responsabili religiosi parlano di fraternità umana. È facile fare appello al dialogo quando si è da soli; ma qui sono due voci, e due voci potenti, che si esprimono insieme.

Oltre all’aspetto metodologico, il testo sfonda il quadro circoscritto dell’appartenenza alle religioni abramitiche, che caratterizzava anche i più recenti documenti di al-Azhar, proponendo un umanesimo fondato sulla dignità intrinseca di ogni essere umano, credente o non credente. A partire da questa prospettiva, il dialogo è chiamato a diventare lavoro comune in tanti ambiti cruciali del mondo contemporaneo.

 

C’era il rischio che l’incontro interreligioso si riducesse a una grande operazione di propaganda per gli Emirati, un Paese che ha fatto del soft power un asse strategico della sua politica estera, ma che allo stesso tempo è segnato da forti contraddizioni tra i principi declamati e la loro applicazione in politica interna ed estera. L’immagine degli emiri esce sicuramente rafforzata dalla visita, ma il Papa non ha taciuto alcuni nodi particolarmente problematici. Per esempio ha ribadito che la libertà religiosa «non si limita alla sola libertà di culto, ma vede nell’altro veramente un fratello, un figlio della mia stessa umanità che Dio lascia libero e che pertanto nessuna istituzione umana può forzare, nemmeno in nome suo». Inoltre, riferendosi nello specifico ad alcuni fronti – Yemen, Siria, Iraq e Libia – su cui è impegnata la “Piccola Sparta del Golfo” (così sono noti gli Emirati), ha affermato che la fratellanza umana esige il «dovere di bandire ogni sfumatura di approvazione dalla parola guerra».

 

Dopo l’entusiasmo per la riuscita dell’evento, inizia il tempo più impegnativo della ricezione. La dichiarazione firmata da Francesco e da al-Tayyeb chiede esplicitamente che il «documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi» e invita intellettuali, artisti e uomini di cultura a fare la loro parte.

 

Gli ostacoli non sono pochi, a partire dalle fratture interne al mondo sunnita, che durante il viaggio del Papa si sono manifestate nella forma di una nota critica dell’Unione mondiale degli Ulema musulmani e che attraversano anche la realtà dei musulmani europei. Inoltre, nonostante il prestigio della carica che ricopre, l’imam al-Tayyeb non dispone di una vera e propria autorità magisteriale. Il suo coinvolgimento politico nell’ascesa del generale al-Sisi e la sua presa di posizione a favore dell’isolamento del Qatarne fanno peraltro una figura divisiva, mentre la portata del suo sforzo di rinnovamento è dibattuta anche in patria.

 

Allargando lo sguardo non si può tuttavia non notare una significativa evoluzione: nel 1978, la moschea dell’Azhar aveva elaborato una Costituzione islamica pensata «per qualsiasi Paese che avesse voluto conformarsi alla sharī‘a islamica». Oggi invoca la cittadinanza paritaria tra cristiani e musulmani. Intanto la dichiarazione di Abu Dhabi è già stata rilanciata da Sawt al-Azhar, la rivista settimanale della moschea. Se questo impegno sarà confermato, anche altri soggetti potrebbero essere spinti a intraprendere la stessa strada. Non a caso, un membro di quell’Unione mondiale degli Ulema che ha contestato l’opportunità del viaggio papale ad Abu Dhabi, oggi ha invitato il pontefice ad aprire un “dialogo internazionale tra civiltà”.

 

Lo stesso Papa Francesco ha messo in conto reazioni negative anche all’interno del mondo cattolico: «se uno si sente male, io lo capisco, non è una cosa di tutti giorni…ma è un passo avanti», ha detto durante la conferenza stampa sul volo di ritorno.

 

Tuttavia, le ragioni per scommettere con convinzione sul percorso avviato ad Abu Dhabi sono solide e le ha indicate ancora una volta il Papa nel suo intervento: «Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro. Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture. È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace».

 

leggi anche:

https://www.oasiscenter.eu/it/stampa-araba-divisa-su-papa-francesco-ad-abu-dhabi

L’Occidente è Oriente, l’Oriente Occidente

Quando l’Occidente somigliava all’Oriente 

 

La scienza araba adottata dai greci. I fasti di Venezia L’Egitto di Marinetti. Così dialogavano le due culture

 

STEFANO MALATESTA Rep 7 11 2016
Qualche anno fa ho ricevuto dal mio amico Giovanni che vive a Bibbiena nel Casentino, uno strano plico, di cui stava facendo un difficile editing. Giovanni aveva lavorato per ventuno anni per Penguin Books, ma non riusciva a venirne a capo di quella massa di capitoli slegati e bozze cominciate e non finite che riguardavano un solo argomento. Il nome dell’incartamento era: “Quello che sembra occidentale ma che è in realtà orientale”. L’autore era uno studioso inglese di lingue orientali, e viveva ad Oxford dove andava sempre a scrivere la mattina all’Ashmolean Museum. Giovanni lo descriveva per metà come
topo da biblioteca e per l’altra metà come un eccentrico viaggiatore che conosceva tutti i posti raggiungibili e irraggiungibili del Medioriente e dell’Asia centrale. E diceva anche che assomigliava a Tolkien, come gusto letterario e storico. Questo eccentrico aveva una visione molto diversa dalla vulgata tradizionale che vedeva nelle crociate il momento decisivo per il sorpasso dell’Occidente rispetto all’Islam. I crociati erano stati sconfitti dalle truppe del grande comandante curdo Salah al-Din Yusuf ibn Ayyub conosciuto in Europa come “Saladino” e avevano dovuto lasciare la Palestina. Ma portavano con loro un bagaglio immenso di nozioni, conoscenze, tecnologie e innovazioni senza le quali non si sarebbero fondate le basi per il Rinascimento.
L’inglese non era d’accordo con questa ricostruzione e anticipava di sei secoli il passaggio del
know how dall’Oriente a Occidente. Dopo le invasioni barbariche in Europa erano rimasti solo i muri per piangere. La ricostruzione dell’Europa avvenne non per mano degli europei, ma dei siriani, dei bizantini, degli egiziani che avevano già nel V-VI secolo posato il loro sapere in Europa. Come poteva un popolo inseguito dagli Unni e che si era rifugiato nelle isole fangose dell’alto Adriatico costruire la città più bella che si sia mai vista, senza l’aiuto delle maestranze orientali, falegnami, carpentieri, ingegneri idraulici, maestri del vetro, dell’oreficeria, architetti bizantini?
Venezia non è stata una città occidentale che ha caratteristiche orientali, ma una città orientale nel pieno senso della parola, la più bella di tutte. Delle 1500 colonne che ornano la Basilica di San Marco non c’è ne è una che non provenga dall’Oriente. La pala d’oro che sta sull’altare, la quadriga di bronzo che domina la basilica, il Moro e centinaia di altre sculture sparse per la città sono parte del pagamento ai veneziani per aver trasportato i crociati con le loro navi fino a Bisanzio. Le cattedrali di Pisa e di Lucca sono state costruite tenendo a memoria la moschea degli Omayyadi di Damasco. E così la moschea di Santa Sofia di Istanbul disegnata da due architetti greci, è stata per sempre il modello di riferimento per le grandi costruzioni. In certi periodi l’arte e l’architettura musulmane hanno raggiunto il centro dell’Europa. Carlo Magno fece costruire ad Aquisgrana la cappella palatina sul modello del Tempio di Gerusalemme.
Tutte le conoscenze scientifiche dei greci passate agli ebrei e agli arabi, dopo il crollo della cultura classica, venivano dal Medioriente e non come si credeva dall’Europa. I vetri di Venezia non erano stati inventati da qualche artigiano di Murano della laguna veneta, ma provenivano dal mercato del Cairo. Quando le navi mercantili venete si avvicinavano al Levante abbassavano dal pennone l’insegna del leone di Venezia e issavano quella della luna crescente fertile; così potevano trasportare tutte le merci e l’unico pericolo erano le navi dei genovesi in agguato dietro i promontori.
La nascita della cavalleria, un’arma che dominò l’Europa fino all’arrivo dei fanti svizzeri con le picche, viene datata dal grande storico del Medioevo Duby intorno al 1100 durante la battaglia di Bouvines. In realtà sei secoli prima un’armata di cavalieri catafratti, ricoperti da capo a piedi di bronzo e che potevano caricare con la lancia in resta anche se il cavallo non aveva le staffe, avevano sconfitto due legioni romane guidate dagli imperatori che furono fatti prigionieri. La descrizione che ci dà il grande storico Ammiano Marcellino della battaglia è impressionante. I cavalieri apparvero all’alba illuminati da una luce livida che faceva riflettere il bronzo, terrorizzando i legionari, che non ressero alla carica nemica.
Tutte le culture mediterranee ed europee sono un groviglio inestricabile di Occidente e di Oriente, di sud e di nord, nelle quali è difficile risalire per li rami. Atene, nell’antica Grecia, era molto diversa da quella che ci ha fatto vedere Winckelmann, bianca e immacolata. La statua crisoelefantina di Zeus a Olimpia era colorata di rosso e il paese emanava un profumo orientale come una vera città del Levante. Gli dei dell’Olimpo erano trattati bonariamente come leggende tradizionali, vere o false non importava. Più immagini paternalistiche che veri e propri dei. Quando i Greci volevano conoscere il loro “ineluttabile fato” si infilavano nelle spaccature delle rocce o nelle grotte fumanti, abitate dalle maghe e dalle sibille che venivano dall’Oriente, con uno spiccato gusto per il mistero e per la violenza. E chi ha improntato l’arte della vera cultura greca non è Apollo, nonostante le migliaia di statue, ma Dioniso.
Così quello che sta succedendo in Medioriente non riguarda solo egiziani o siriani, ma interessa direttamente gli europei. All’epoca il Cairo era la più bella città del mondo, i musulmani si mischiavano con i cristiani e gli ebrei. Lì compresi la vera elegan- za del deserto. Quando andavo in Egitto mettevo in valigia due racchette Maxima incordate con il budello, come si usava, e la mattina dopo andavo a giocare a tennis nell’isola Abamelek in mezzo al Nilo. All’alba soffiava un vento profumato di aloe dal deserto e faceva ancora fresco e l’isola Abamelek era un posto incantato. La prima volta che ci ho messo piede avevo fatto attenzione a non essere troppo elegante per non mettere in imbarazzo l’allenatore di tennis. Quando arrivai, era vestito infinitamente molto meglio di me, con una maglia Lacoste, la prima che abbia mai visto, e portava i calzoni lunghi bianchi come una volta faceva il famoso giocatore Pancho Gonzales. Finita la partita mi precipitavo al Caffè Groppi dove facevano i migliori bignet alla crème chantilly e i migliori marron glacé che abbia mai assaggiato.
Ad Alessandria d’Egitto si potevano incontrare il padre del Futurismo Marinetti, Ungaretti, lo scrittore Forster, autore della migliore guida di Alessandria, e il grande Kavafis, che abitava su Rue Leptus, trasformata alla sua morte in un museo che racchiudeva i suoi scritti e le lettere inviate da T. S. Eliot.
So che non vedrò più questi posti, ma posso ricordarli. Sto mettendo mano ad una collana intitolata l’Oriente perduto. Saranno libri illustrati sull’Oriente: la storia dell’Impero ottomano di Leopold von Ranke, la Caduta di Costantinopoli di Steven Runciman, The blue Nile di Alan Moorehead, lo Smeraldo dei Garamanti del grande transahariano Théodore Monod. E ci sarà anche
Assassinio sul Nilo di Agatha Christie con Poirot che svela i misteri anglo-egiziani. E sarà un ritorno in patria.

 

 

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Iniziative gennaio 2019

i doni del cammino 19-1-19 2030

ALL’HOSPITALE DI SAN TOMASO DI MAJANO

I doni del cammino

Dialoghi – Proiezione – Letture

Lo zaino bluDalle cime dei monti alla montagna interiore (Roma, Orme, 2018)

di CRISTINA NOACCO

Introduzione di

  VERA PAOLETTI, artista e RENZO PAGANELLO, Operatore Naturalistico e Culturale CAI

 Sabato 19 Gennaio ore 20.30

Info: amicidellhospitale@gmail.com  hospitalesangiovanni.wordpress.com 3288213473

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Cammino dell’Inizio

Lunedì 31 Dicembre 2018 ore 20.00

Cammino dell’Inizio

La notte di San Silvestro

dedicato a Padre Paolo Dall’Oglio 

clicca: cammino dell’Inizio 2018-19

ci vediamo all’Hospitale di san Giovanni, il nostro “altrove”

a San Tomaso di Majano, per questo nuovo inizio

nella semplicità e nell’accoglienza reciproca dell’Hospitale

il 31-12-2018 appuntamento alle ore 20.00

Partenza alle ore 20.30 per il cammino a piedi, notturno

(circa due ore in tutto), sui colli di San Tomaso, fino ai Prâts da Mont e ritorno per la

S. Messa dell’Inizio, alle ore 22.30.

Dopo la Messa, brindisi e auguri per il passaggio al 2019

a tutti Buon Inizio
dagli Amici dell’Hospitale

Il cammino dell’Inizio è il passaggio notturno sui colli, dal mondo che finisce al mondo che inizia, come i pastori di Beit Shaur scesero di corsa dai monti quella notte, verso Betlemme dove l’Impensabile stava accadendo.

Questo cammino si svolge dal 2012 ed è nato anche sulla scia del Cammino della Pace di Zuglio.

Info: cell. 328 8213473 (M) cell. 339 5667905 (L)

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Natale 2018

Beit Shaur

non molto lontano da qui c’è chi sta molto peggio di noi… o forse è più vicino al Signore. Ti mando una foto molto cara…. dove mi sono messo a pregare attendendo la santa messa della notte. Il luogo è veramente magico.

Fra’ Diego –Romitorio del Getsemani – Jerusalem, Palestina, Israel.

 

ho cercato anche quest’anno altre parole, invece ancora

PARLA GIUSEPPE

(… mentre cercava un’ostetrica ebrea nella regione di Betlemme)

“Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai nell’aria e vidi l’aria colpita da stupore; guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi (…) i visi di tutti erano rivolti a guardare in alto. [3] Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull’acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro corso”.

Protovangelo di Giacomo (II-IV sec.)

dagli Amici dell’Hospitale

Buon Natale 

“Un Dio che diventa uomo? Un Dio che accetta di conoscere quel gusto di sale che c’è in fondo alle nostre bocche quando il mondo ci abbandona? Andiamo, è una follia…” (Sartre)… la cosa più sicura che abbiamo. Nato, ha camminato, ha respirato con lui, ha parlato, i due cuori hanno battuto insieme come nella maternità. E il cuore questo lo sa, muscolo portavoce di ogni cellula che sa del suo respiro, lo sente. E riguarda tutta la terra, Oltre. Saremo gli ultimi a sapere, a riconoscerlo. Buon Natale a Tutti, Amici dell’Hospitale.

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LUCE DI BETLEMME

Una fiamma è accesa da 15 secoli, ininterrottamente, nella Basilica della Natività di Betlemme. Dal 1986 e anche quest’anno viene portata dalla Palestina a Linz e da lì in tutta Europa

LA LUCE DELLA PACE DI BETLEMME 2018

dalla Palestina a Linz in Austria, a Trieste, giungerà a Udine

e da lì la porteremo in cammino a piedi fino all’Hospitale di San Tomaso

DOMENICA 16 DICEMBRE

Partenza con le lanterne ad olio accese alle ore 8.00

dal santuario di Madonna delle Grazie in Piazza 1° Maggio a Udine,

si uniscono al Cammino anche gli Amici di Totò con 6-7 asinelli

si procede attraverso le colline di Moruzzo

pranzo al sacco alle 12.30 c.a a Colloredo di Monte Albano

arrivo alle ore 16.00 presso il Santuario di Comerzo

alle ore 16.30 presso la scalinata del Centro Comunitario di San Tomaso andiamo incontro alla Luce

arrivo all’Hospitale verso le 17.00

17.30 S. Messa nella Chiesa di San Giovanni 

concerto del Cantiere Armonico di Udine

  O MAGNUM MYSTERIUM

 Segue la distribuzione della Luce e un momento insieme all’Hospitale

Tutti i particolari negli allegati, anche per chi desidera fare tutto il cammino o parte di esso

https://lucedellapace.it/w/di-cosa-si-tratta/

Il 22 dicembre 2018, Il Cammino della Luce di Betlemme proseguirà dall’Hospitale di San Tomaso a San Daniele, a Ragogna a alla chiesa di San Giacomo di Villanova fino alla chiesa di Carpacco. Informazioni sul nostro blog.

mail: amicidellhospitale@gmail.com  blog: https://hospitalesangiovanni.wordpress.com

***

Luce di Betlemme

La luce di Betlemme è la fiamma accesa da almeno quindici secoli ininterrottamente nella Basilica della Natività di Betlemme in Palestina. Questa fiamma è stata difesa e mantenuta accesa e alimentata con l’olio nei secoli da tutte le nazioni cristiane. La Luce della Pace da Betlemme (in tedesco Friedenslicht aus Betlehem) è un’iniziativa internazionale cominciata nel 1986 in Austria, che consiste nell’andare a Betlemme ogni anno ad accendere una lanterna sulla fiamma della Basilica della Natività per portarla in Austria a Linz e da lì poi distribuirla con i treni e a piedi nella maggior parte dei paesi europei.

La Luce entra dunque in Italia a Trieste e da lì viene portata con i treni a Genova, in Sicilia, a Bari. Dal 2008 anche noi abbiamo cominciato a portarla a piedi prima dalla stazione dei treni di Portogruaro a Valvasone, Fotanafredda, Sarone con gli amici scout di Valvasone e Fontanafredda. Dal 2012 ci siamo uniti al gruppo scout FSE e Agesci di Udine e portiamo la luce di Betlemme a piedi dalla Stazione dei treni di Cervignano a Strassoldo, a Palmanova a Udine e da lì a Moruzzo a Colloredo di Monte Albano e all’Hospitale di San Tomaso. Qui poi si può accendere con un cero la Luce per portarla a casa e custodirla qualche giorno. Chi la tiene fino a Natale, chi fino all’Epifania e chi fino alla Candelora, quando ricordiamo la perdita di Giulio.

Attenzione al problema dell’incendio, meglio tenerla in luogo arieggiato e chiusa in una teca di vetro. Attenzione non sarà facile custodire la fiamma, basta un colpo di vento, una vibrazione, o arrivare a casa troppo tardi non in tempo per sostituire il cero o alimentare l’olio. E’ una responsabilità tenere accesa e non spegnere una fiamma che non è stata mai spenta da 15 secoli. E tuttavia è facile che si spenga e a quel punto l’unica speranza è andare a riaccenderla dal vicino o dall’amico o fratello, sperando che lui ce l’abbia ancora. Di solito si sarà appena spenta anche a lui, per la nota legge. E’ preziosa la Luce di Betlemme, così preziosa che per salvarla, appena ce l’hai, devi regalarla a tutti, quelli che incontri. E’ metafora della pace, simbolo. E’ solo una fiamma certamente ma ha lo stesso schema di funzionamento della speranza dell’umanità e della pace: è frutto di una scia lunga nella storia e nella via da Oriente a Occidente e passa a Betlemme.  Anche la pace, se ce l’hai, per salvarla devi diffonderla in ogni parte del territorio e donarla a tutti quelli che incontri, se puoi fermarti un attimo. Per quello il cammino lento, a piedi. Non è una fiaccolata, è la luce di Betlemme sempre accesa, simbolo di quella speranza sempre viva. Accenderla serve per ritrovare la modalità di riaccensione di quella speranza che dà vita e di rinascita nella comunità.

La Luce della Pace di Betlemme nacque inizialmente come parte dell’iniziativa di beneficenza della radiotelevisione nazionale austriaca Österreichischer Rundfunk, chiamata “Lichts in Dunkel” (“Luce nel buio”), che ha l’obiettivo di aiutare persone bisognose (invalidi, profughi ecc.); dal 1986 l’ORF decise di aggiungere alla beneficenza anche un messaggio di ringraziamento e di pace, distribuendo prima di Natale nel territorio austriaco la luce di una lampada accesa dalla lampada ad olio che si trova nella Basilica della Natività a Betlemme (luogo dove nacque Gesù Cristo). Tale lampada infatti è mantenuta accesa grazie alle donazioni di olio da parte di tutte le Nazioni di fede cristiana, e non si è mai spenta da molti secoli.

La lampada è distribuita grazie agli scout del Pfadfinder und Pfadfinderinnen Österreichs, in collaborazione con i gruppi scout degli altri paesi dell’Unione europea.

In Italia l’iniziativa è stata inizialmente portata avanti dalle Associazioni Scout Triestine (Associazione Amici delle Iniziative Scout, Associazione Scout San Giorgio, Giovani Esploratori Italiani del Friuli Venezia Giulia, Scoutprom, Slovenska Zamejska Skavtska Organizacija) e dalle principali associazioni cattoliche nazionali: Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI), Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici (FSE) e Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI).

Nel 2010, per far fronte a una sempre più onerosa organizzazione della distribuzione in Italia e semplificare alcuni passaggi burocratici, è stato fondato il “Comitato Luce della Pace da Betlemme”. Sono attualmente soci dell’associazione “Comitato Luce della Pace da Betlemme”:

  • Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani (AGESCI) – Zona di Trieste
  • Associazione Amici delle Iniziative Scout (AMIS) di Trieste
  • Associazione Italiana Guide e Scout d’Europa Cattolici della Federazione Scoutismo Europeo (F.S.E.)
  • Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI) – Comunità di Trieste

La Luce della Pace arriva in Italia già nel 1986, ad opera degli Scout sud-tirolesi di madre lingua tedesca. La diffusione della fiammella rimane limitata al territorio dell’Alto Adige per diversi anni, fino a quando un Gruppo AGESCI di Valenza Po si organizza per andare a recuperala a Vienna. Nel 1993, un Capo scout austriaco, Fritz, viene a Trieste in occasione di una delle molteplici attività di gran-de accoglienza effettuate dall’ Ostello Scout AMIS, associazione scout locale. Nel Natale dello stesso anno, chiamato ed ospitato dai Capi di questa Associazione, Fritz ritorna in Italia con la Luce della Pace per la Messa scout di Natale cittadina ed interassociativa, le associazioni che aderiscono sono AGESCI – AMIS – FSE – SZSO. Nel 1994 viene costituito un comitato spontaneo locale che a Natale partecipa fattivamente alla manifestazione per la Luce della Pace, accendendola a Vienna e portandola in Italia con un furgone fino a Trieste.

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Incontri dicembre 2018

Dedicato a Silvia Romano, rapita in Kenya.

CLICCA: http://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/2018/11/21/silvia-e-lamore-per-lafrica-vivo-di-cio-che-dono_0bcdaaf0-9ea6-4bff-be85-5f1074aadb58.html

VENERDÌ 21 DICEMBREvenerdì 21 dicembre BD.jpg

Lunedì 10 Dicembre 2018 ore 20.30

incontro con
MIMMO LUCANO sindaco di Riace
Centro Balducci Zugliano (Udine)

clicca: incontro Mimmo L. al Balducci

*****

INCONTRI GIÀ EFFETTUATI

Dall’Hindu Kush alle Alpi

Presentazione del libro

Centro Balducci, ore 20.30

Lunedì 17 dicembre 2018

 dedica di Fawad in persiano antico, ci vogliono 3 anni di scuola per imparare questa antica calligrafia
ieri sera gli ho chiesto
So che tu non serbi rancore verso chi non ti ha accolto in questo viaggio doloroso,
anche i tuoi amici afghani sono più o meno come te?
e lui mi guarda e mi dice
non so cos’è il Rancore…
Ho cercato tra le pagine di migliaia di libri a cui avevo accesso, tra le  pieghe degli abiti che portano al cuore l’odore di casa. La lettura è più importante del pane, è il pane che sazia la mia anima e la mia mente. Desidero capire l’uomo, attraverso il suo cammino sulla strada della storia che mi ha preceduto. 

Fawad e Raufi nasce nel 1991 a Kabul, in Afghanistan, dove compie i suoi studi universitari e inizia la propria carriera come insegnante di storia e letteratura alle scuole superiori.

Domenica 09 Dicembre 2018

pomeriggio dedicato ai bambini di tutte le età 

dalle 14.30

l’Hospitale è aperto per le visite gratuite

dalle ore 16.30

laboratorio di origami 

letture insieme

tè e merenda nella cucina medievale

nel frattempo

alle ore 17.30

La Via Balcanica 2018

presentazione delle missioni di aiuto in Bosnia

Incontro con le volontarie di Ospiti in Arrivo

alle 19.30 Cena mediorientale a offerta libera

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Immagine correlataRisultati immagini per velika kladusa migrants

a Velika Kladusa centinaia di persone sono bloccate, molti sono stati feriti nel tentativo di superare la frontiera con la Croazia. Ora è arrivato il freddo e la neve.  E’ un occasione per avere notizie direttamente da chi è stato lì a vedere e a portare aiuto.

***

Mercoledì 05 Dicembre ore 18.00

incontro con Marco Deriu

ricercatore e docente all’Università di Parma che presenterà la figura e le idee di Cornelius Castoriadis – filosofo, sociologo, economista.
Come e perché coltivare la capacità di auto-gestione e auto-determinazione economica e politica nei territori e nelle comunità. L’incontro – organizzato da Pro DES (Associazione di Promozione Distretti di Economia Solidale) – sarà inoltre l’occasione per conoscere le possibilità offerte dalla Legge Regionale n. 4/2017 “Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale” e le esperienze di filiere economiche locali già in atto nella nostra Regione.

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clicca: Deriu0512201

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Venerdì 30 Novembre ore 20.30

Incontro con l’autore

ANGELO FLORAMO

clicca:  Volantino Floramo 2018

La storia che Angelo Floramo racconta è inedita, giunge dai documenti, dagli archivi e dall’osservazione dell’opera umana di epoca protostorica, paleocristiana, medievale, moderna, contemporanea. E’ una storia viva che chiede di essere ripresa in mano, piena di forza vitale, c’è da innamorarsi. Chi dimenticherà il ragazzo del ’99, di famiglia povera, giudicato “discolo”, fu tenuto per lunghi anni in casa di correzione perché voleva suonare uno strumento, la musica era la sua vita. Invece fu spedito a morire al fronte.

E i prìncipi pastori dei tumuli protostorici? … i nostri morti che, secondo padre Turoldo, nella nostra regione, non sono stati sepelliti ma seminati, daranno frutti.

Ci ricorderemo anche della storia del pellegrino Restituto, scolpita su una lapide oggi custodita nel museo archeologico di Aquileia, che dice così: “ Qui giace in Pace il forestiero Restituto. Era venuto dall’Egitto per vedere questa città, ma questa terra volle trattenere il suo corpo. Da qui egli desiderava là dove era nato tornare, ciò tanto fu più crudele , in quanto non potè rivedere nessuno dei suoi. Ormai non era più forestiero come era venuto così da essere considerato come uno di loro. Qui in questa terra invisa trovò qualcuno che lo amò più dei genitori. Ma là dove il destino chiama nessuno può rifiutarsi.” “Il mare nostrum era assemblea fideles, e la fede era anche fede negli altri. La vita dell’uomo è fatta di migranze, il fato ti porta dove vuole lui – dice Angelo – rimpiango questa Aquileia, questa terra, dove ti amavano più di quelli che ti hanno messo al mondo, è una terra che potrebbe essere il paradiso Terrestre.”

Storie, quelle portate alla luce da Angelo Floramo,  che da un lato ti rassicurano e dall’altro sono sempre più impegnative, interrogano profondamente e danno responsabilità, compiti per il presente, speranze. Saremo pronti a raccogliere non solo la memoria donata, con questa sua generosità dispendiosa, ma a prendere appunti, leggere i libri, riascoltare per cambiare almeno un po’? Oppure tutto rimane come prima? Alla fine, Non ci basterà essere amici di Angelo Floramo! … o forse sì?

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